Il Veneto laboratorio di produttività Crisi, no alla paralisi

Il Veneto laboratorio di produttività Crisi, no alla paralisi
La malattia dell'Italia è la bassa crescita e viene da lontano. Siamo stati i cinesi del mondo negli anni del miracolo economico. Siamo diventati un Paese-lumaca negli anni della globalizzazione. E' vero che il peggio della crisi devastante del 2009 è alle spalle, ma abbiamo davanti grandi difficoltà, una ripresa quasi impercettibile, una competizione durissima, una visibilità sui nostri ordini scarsissima. Allora il tema della competitività è essenziale. Se non riusciremo molto velocemente a darci una visione di medio termine, una volontà riformatrice profonda e vera che metta in condizione le imprese di essere più competitive, ci troveremo - noi sì - con il cerino in mano. Tagliati fuori dai mercati. C'è questa concentrazione sulla competitività? Sulla crescita e, di conseguenza, sull'occupazione? A me pare che la risposta sia molto chiara. Non c'è questa concentrazione. Si parla di tutto, tranne che di questi temi. Le parole dell'ad Fiat, Sergio Marchionne hanno avuto il merito di porre con chiarezza il problema. La nomina del ministro dello Sviluppo, l'anticipo delle misure per la crescita ci avevano fatto sperare, ma oggi il governo appare di nuovo paralizzato dallo scontro dentro la maggioranza. E' una situazione caotica che oscura quanto di buono è pure disceso dall'azione di governo. Voglio dirlo con chiarezza: c'è smarrimento, c'è sconcerto e anche rabbia per l'avvitarsi di una crisi politica incomprensibile ai più. A quanti, cittadini e imprese, hanno la testa e le mani dentro una fatica quotidiana fatta di resistenza, di coraggio e solitudine. Una fatica mai così distante dal «bla-bla» della politica e dal risiko di Palazzo. La stabilità è un valore, lo abbiamo sempre sostenuto. Ma la stabilità è una cosa; l'immobilismo un'altra. La profondità della crisi economica esige scelte immediate. Non si può lasciare il Paese ingovernato. Per questo, è meglio che le cose si chiariscano il più rapidamente possibile. In questo scenario, c'è un punto molto positivo. E' la responsabilità delle parti sociali, il coraggio di gran parte del sindacato nell'accettare la sfida della produttività. La determinazione a mettersi tutte a un tavolo, Cgil compresa, per provare a costruire un'agenda per la crescita e l'occupazione. E' indispensabile costruire insieme un quadro di relazioni sindacali più moderno, che ponga al centro l'obiettivo di crescere per dare più reddito ai lavoratori, più investimenti e posti di lavoro. In questa sfida, l'alleanza tra lavoratori e imprese è fondamentale. Lo misuriamo ogni giorno nelle nostre aziende. Nella dimensione del nostro territorio la sinergia tra imprese e sindacato funziona. Le Pmi sono da anni una «palestra» di contrattazione aziendale, di accordi di flessibilità basati sulla fiducia, nell'esigenza del mercato e nel rispetto del lavoratore. In questa prospettiva, Padova deve fare propria la sfida per quella produttività che a Pomigliano ha trovato una prima, difficile intesa. Qui da noi, le imprese e i sindacati si riconoscono come interlocutori affidabili. Forti di questa convinzione, rivolgiamo a tutti i sindacati un appello. Lavoriamo insieme, concordiamo subito soluzioni innovative che ci permettano non solo di continuare a gestire gli effetti della crisi, ma di prepararci a cogliere appieno ogni segnale di ripresa. Diamo piena e condivisa attuazione al nuovo modello contrattuale varato nel 2009. Scambiare più produttività con maggiore salario, più flessibilità con investimenti e occupazione è un obiettivo giusto non solo per le imprese e i lavoratori, ma per l'intero Paese. Il Veneto può diventare il laboratorio di un nuovo modello di relazioni industriali, che apra la strada a una via italiana allo sviluppo e al lavoro.
Francesco Peghin * presidente Confindustria Padova