Il Veneto brucia 52 mila posti di lavoro. Nella nostra regione ci sono 105 mila disoccupati. Nuovo picco atteso per giugno.

LA CRISI E LE ELEZIONI Donazzan: «Per la cassa in deroga 120 milioni ancora disponibili»

VENEZIA. Nel 2009 sono stati bruciati in Veneto oltre 52 mila posti di lavoro dipendente. Con il Pil in caduta del 4,8%, la regione ha affrontato la più profonda crisi dell'occupazione degli ultimi 60 anni. E il recupero degli stessi livelli di attività produttiva pro capite pre-crisi non sarà realtà fino al 2013. La green economy, il turismo e il manifatturiero di qualità sono i settori su cui puntare per trovare nuovi posti di lavoro. Questo il primo bilancio dell'anno appena trascorso proposto ieri da Veneto Lavoro con l'anticipazione del Rapporto 2010 dal titolo «2009: l'anno della crisi. Il lavoro tra contrazione della domanda e interventi di sostegno». Uno sguardo al passato per capire il futuro, quello proposto dal direttore dell'Osservatorio Bruno Anastasia, che affresca un 2010 molto difficile sul fronte occupazionale. A destare le maggiori preoccupazioni sono le 105 mila persone che dal terzo trimestre 2009 risultano alla ricerca di un impiego. «Per loro, il 2010 sarà un anno complicato» commenta Anastasia. Il picco della disoccupazione è previsto per giugno. Per coprire i bisogni della cassa integrazione in deroga sono ancora disponibili circa 120 milioni di euro, la metà della somma stanziata per il biennio 2009-2010. La somma rientra nei 2 miliardi stanziati dalla Regione nel 2009 alla voce ammortizzatori sociali. Secondo le elaborazioni dell'Osservatorio sui dati Istat, in Veneto gli occupati nel terzo trimestre 2009 sono 2 milioni 83 mila, a fronte dei 2 milioni 177 mila dello stesso periodo dell'anno precedente. Il tasso di occupazione è passato dal 66,9% al 63,9%, quello disoccupazione è salito dal 3,6% al 4,8%.
Il lavoro dipendente, in dinamica positiva fino all'ultimo periodo del 2008, ha conosciuto un crollo a partire dal primo trimestre 2009, mentre il lavoro indipendente, già in discesa nel 2008, ha proseguito il trend negativo anche nel 2009. In controtendenza il boom delle partite Iva, che nelle parole di Anastasia «segue intrecci diversi rispetto a quelli analizzati dal Rapporto». L'occupazione dipendente, monitorata con il Sistema informatico lavoro veneto, ha registrato nel 2009 una variazione del -21% nelle assunzioni e del -13% in relazione alle cessazioni, per portare ad un saldo annuale in termini di variazione dell'occupazione di -52,5 mila unità. Secondo l'Osservatorio, il costo della crisi pagato dal Veneto è calcolabile in 60-70 mila posti di lavoro, quasi 4 punti percentuali dell'occupazione dipendente totale. In termini di unità, le cessazioni nel 2009 sono state 480 mila, hanno interessato cioè 1 veneto su 10. Diverse invece le dinamiche che riguardano il lavoro intermittente, parasubordinato e accessorio. Nel 2009, continua il trend di diffusione consistente del lavoro intermittente, strumento il cui utilizzo ha conosciuto nell'ultimo anno una grande crescita. Più leggera invece la crescita del lavoro subordinato, in cui tuttavia si è registrato l'accorciarsi dei rapporti lavorativi co.co.co. concentrati soprattutto nel settore dei servizi. Da ultimo, il lavoro occasionale accessorio vede primeggiare la provincia di Treviso e quella di Verona rispettivamente con 270 mila e 187 mila voucher del valore di 10 euro venduti nel 2009. Aprono uno spiraglio di luce verso il futuro le 2700 imprese monitorate da Veneto Lavoro che nel 2009 hanno conosciuto una crescita maggiore di 20 unità, senza essere interessate da flessioni occupazionali nel triennio precedente. Si tratta di oltre 1800 imprese concentrate nel settore dei servizi, 590 industrie e 271 attività legate all'agricoltura.
Sabrina Pindo