Il Consiglio finisce sotto assedio

Grida e cartelli di operai Alenia, di ex-Elleuno, del centro Rivolta e dei leghisti

Doppia mozione per l’azienda aeronautica, ma alla fine maggioranza e opposizione trovano l’accordo sullo stesso documento

Consiglio comunale condizionato dalle proteste, ieri in via Palazzo. L’unico momento di quiete, il minuto di silenzio, in apertura, per le vittime del lavoro precario di Barletta.
 Pubblico protagonista. Poi le divisioni prendono il sopravvento. Da una parte la rabbia dei lavoratori dell’assistenza domiciliare, arrivati a sorpresa con il Pinocchio di Collodi baffuto e sui volti maschere con la faccia del vicesindaco e assessore alle Politiche Sociali Sandro Simionato. Rumorosi, hanno condizionato tra urla e fischi la prima parte dei lavori del Consiglio interrompendo il sindaco Orsoni mentre parla di un’altra emergenza, quella dei lavoratori di Alenia di Tessera, che hanno dovuto alzare la voce e tirare improperi per farsi sentire e coprire altre urla, quelle dei supporters, una dozzina, della Lega Nord arrivati con striscioni per dire no al prolungamento della concessione al centro sociale Rivolta. La protesta leghista ha scatenato le lamentele sia del capogruppo Pd Claudio Borghello che di Giuseppe Caccia (In Comune) che hanno protestato col presidente Roberto Turetta. «Insofferenti verso la democrazia» dice Caccia. «A Mestre l’agibilità dei lavori del Consiglio è sempre messa in dubbio da dieci persone», tuona Borghello. Turetta e il vice Centenaro devono minacciare a più riprese il pubblico di espulsioni, per ottenere «rispetto».
 Volano insulti. Scontro, tutto politico, quello tra la claque del Carroccio e i ragazzi del Rivolta, iniziata con uno scambio di insulti e controllata da vigili e polizia. La delegazione del Rivolta (3 persone) ha consegnato ai consiglieri un dossier sull’attività del centro sociale. «Non siamo venuti a manifestare per non togliere spazio ai lavoratori di Alenia», spiega Michele Valentini.
 Caso Alenia. Due mozioni, una della maggioranza di centrosinistra, l’altra della Lega Nord (presentata da Gabriele Bazzaro, che è dipendente dell’azienda) per la vicenda Alenia. Il sindaco Orsoni chiede al Consiglio un voto unanime. «Occorre andare a bussare a tutte le porte e le responsabilità non siedono qui ma altrove. Portare via da Venezia queste aziende sono scelte non riferibili a questo territorio e non di tipo industriale ma politico». Ma tra maggioranza e Lega Nord l’accordo per un testo comune, stavolta, non si trova Michele Mognato (Pd) protesta: «Il punto è che bisogna dire che non si deve arrivare alla chiusura e perdere posti di lavoro, altrimenti prendiamo in giro la gente. Se non c’è questo nel documento, meglio farne due». La Lega si lamenta di non aver avuto spazi per le proprie proposte. I lavoratori di Alenia fischiano il Consiglio e contestano platealmente il leghista Bazzaro. Passa alla fine all’unanimità il documento del centrosinistra. Lo votano anche Pdl e Lega Nord (39 voti favorevoli).
 Caso Rivolta. E’ di tutt’altro tenore il confronto che impegna fin oltre le 20.30 i consiglieri sulla vicenda Rivolta, con un dibattito straordinario richiesto da Pdl e Carroccio, che alla fine convergono su un documento comune, bocciato dalla maggioranza: 21 contrari, 14 favorevoli. Tre consiglieri non partecipano al voto: gli Udc Fortuna e Venturini e Scarpa (Gruppo misto). L’Udc evita così di votare contro la sua maggioranza su una delibera che ha criticato anche ieri. Il provvedimento dello scorso luglio prolunga la concessione all’Officina sociale fino al 2026 (7 anni in più rispetto al termine del 2019) in virtù di un progetto per la posa di pannelli fotovoltaici per l’alimentazione elettrica del complesso, la costruzione di alcune unità abitative per il sostegno al lavoro di assistenza ai senza dimora e l’apertura di centri d’arte. Pdl e Lega contestano la scelta che non è passata per il Consiglio, parlano di «canoni di locazione non pagati», denunciano le azioni violente contro il Carroccio degli ultimi anni e l’attività del centro «senza controlli da parte di nessuno» e ne chiedono la chiusura. Da ultimo, il via libera al progetto «senza passare per l’ufficio Protocollo mentre altri progetti attendono anche un anno». Caccia replica: «Gli unici condannati in via definitiva per aggressioni sono Maroni e i tre dirigenti bergamaschi che hanno aggredito un cameriere a San Marco». L’assessore Filippini spiegache il canone è passato da 5 mila a 25 mila euro l’anno. Replica il sindaco Orsoni: l’ultima parola, dice, spetterà al dirigente del Patrimonio, dopo l’istruttoria, sui tempi di prolungamento della concessione. Prima Orsoni ha difeso «il valore sociale» del centro sociale, poi ricorda al Consiglio, al termine del lungo dibattito: «Si è detto tutto e il contrario di tutto, divagando su argomenti non pertinenti. Non siamo qui per dibattere sull’utilità dei centri sociali. A Milano la Moratti non l’ha chiuso. Chi li vuole poi vince le elezioni». Il sindaco fa proprie le preoccupazioni Udc sul futuro di Marghera: «Confermiamo lo sviluppo del territorio, previsto dal Pat».

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