Il 2011 inizia male soprattutto per il polo industriale. Cassa integrazione e licenziamenti in tutta la provincia

Lavoro, 5 mila posti a rischio
Continua l'emergenza: a Porto Marghera disoccupazione al 16%

Il 2011 comincia male, peggio del 2010, soprattutto per il grande e mutilato polo industriale di Porto Marghera che con le sue grandi industrie in crisi da tempo, segna un tasso di disoccupazione arrivato ormai al 16 %, ben al di sopra della media regionale e il doppio del dato nazionale.
Nel 2010 gli iscritti alle liste di mobilità dei Centri per l'Impiego di Venezia e provincia sono quasi 3 mila ai quali se ne aggiungono altri 2 mila (per un totale di 5 mila lavoratori inattivi e senza più ammortizzatori sociali) sospesi dal lavoro e in cassa integrazione (Cig) straordinaria o «in deroga» ormai in esaurimento e la prospettiva, in assenza di deroghe regionali, si trasformeranno in altre procedure di mobilità e, quindi, in licenziamenti. Tra questi si sono i 240 dipendenti di Montefibre spa che da aprile prossimo, dopo la chiusura della produzione di fibre acriliche e due anni di cassa integrazione, saranno posti in mobilità - da 1 a 3 anni - e quindi licenziati.
I dipendenti della Vinyls Italia spa (ex Ineos) di Fiorenzo Sartor, in cassa integrazione da più di un anno, sono saliti di nuovo sulla torre più alta del Petrolchimico, due settimane fa, e ora sono in attesa che le promesse di ripresa della produzione e vendita degli impianti al fondo Gita entro il prossimo marzo - fatte dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani nella sua visita agli impianti - si avverino, altrimenti per Vinyls spa e i suoi 230 dipendenti sarà inevitabile il ritorno fallimento.
Da fine di febbraio all'esercito di cassintegrati s' aggiungeranno, progressivamente, ben 527 dei 1.200 dipendenti diretti di Fincantieri, rimasta a secco di nuovi ordini di navi da crociera. La procedura avviata da Fincantieri prevede la messa in cassa integrazione ordinaria di un primo scaglione di lavoratori a Marghera a partire da febbraio prossimo arrivare entro luglio a quota 391 lavoratori ed entro dicembre a 527. A questi ultimi bisognerà aggiungere anche centinaia e centinaia di lavoratori, tutti dipendenti della miriade di piccole e medie imprese che lavorano negli appalti di costruzione e allestimento delle navi da crociera che resteranno senza lavoro e, come sta già succedendo, saranno licenziati senza utilizzare la cassa integrazione in deroga.
Al Petrolchimico - che già ha perso due terzi dei suoi cicli produttivi - c'è anche la nota multinazionale chimica Solvay che ha annunciato nuove ristrutturazioni. Dopo aver dimezzato gli organici (da 162 dipendenti agli attuali 74), Solvay si appresta a tagliare ancora linee di produzione di fluorurati e posti di lavoro.
Per quanto riguarda le società di Eni (Syndial, Polimeri Europa e Raffineria) tengono e sono le uniche a non utilizzare la cassa integrazione, ma le preoccupazioni restano sopratutto per la Raffineria per la quale Eni fa ha sospeso i previsti investimenti di reforming. In cassa integrazione restano anche circa 300 dipendenti della Nuova Pansac di Fabrizio Lori, salvata dal fallimento ma ancora con un futuro alquanto incerto. Altri 50 dipendenti della multinazionale agroalimentare americana Bunge - che opera in Banchina Molini nel porto commerciale -, rischiano di ritrovarsi il mese prossimo in cassa integrazione, o peggio, in mobilità per cessata attività del suo impianto a Porto Marghera. Bunge ha detto ai sindacati che la crisi internazionale che rende più conveniente l'attività altrove, ancor più dopo il recente stop decretato dal governo italiano agli incentivi per i produttori, come Bunge, di biodiesel ricavato dalla soia. Non meglio va per il settore metalmeccanico e siderurgico, dove dopo la chiusura della fonderia di alluminio di Alcoa Italia (ex Alumix) - che ha però tenuto e potenziato il Laminatoio - le crisi si susseguono come una reazione a catena nelle piccole e medie aziende industriali che lavorano a Marghera ma hanno sede in tutta la provincia o nel resto del Veneto.
In difficoltà continuano ad essere anche le piccole aziende artigiane che lavorano negli appalti di manutenzione degli impianti al Petrolchimico e nella centrali termoelettriche di Enel e della Edison di Porto Marghera che da mesi lavorano e potenza ridotta.