IN VENETO. Il rapporto dell'agenzia regionale Persi oltre 80mila posti di lavoro in 18 mesi di crisi. La segretaria Cisl Porto: «Serve un tavolo di concertazione»

IN VENETO. Il rapporto dell'agenzia regionale Persi oltre 80mila posti di lavoro in 18 mesi di crisi. La segretaria Cisl Porto: «Serve un tavolo di concertazione»
Negli ultimi 18 mesi la regione Veneto ha perso 80.000 posti di lavoro, soprattutto a causa della crisi economico. Lo sottolinea la Cisl regionale, commentando i dati dell'agenzia Veneto Lavoro, aggiornata al mese di marzo.
«Il quadro che ne esce», dice il segretario Cisl, Franca Porto in una nota diffusa dal sindacato veneto, «conferma, viste dal lato dell'occupazione, le grosse difficoltà che stanno attraversando i principali settori dell'economia regionale, quelli poi che offrono da anni più lavoro».
Dal principio della crisi (settembre 2008) si contano oramai 80 mila posti di lavoro dipendente persi, di cui 43.000 negli ultimi 12 mesi.
Nei primi 3 mesi del 2010, evidenzia nel dettaglio l'Osservatorio, c'è stata una leggera crescita delle assunzioni (140 mila contratti) rispetto allo stesso periodo del 2009, ma, osserva Franca Porto, «siamo ancora ben sotto ai livelli del 2008 quando le assunzioni sono state quasi 200 mila».
A questa situazione si aggiunge la preoccupazione per le decine di migliaia di cassintegrati, e dei disoccupati che beneficiano della indennità di disoccupazione (quasi 45 mila domande nel primo trimestre 2010) e di quelle di mobilità. «Per questi lavoratori, se alla fine della indennità, non c'è un nuovo posto di lavoro», conclude Franca Porto, «il rischio di un serio peggioramento delle condizioni di vita è reale. Se poi sono l'unico o il principale reddito della famiglia il passaggio alla povertà è inevitabile. Va quindi va messa rapidamente a regime la mobilità in deroga e anche gli enti locali devono fare la loro parte».
Per la segretaria della Cisl regionale del Veneto l'attenzione sulle singole crisi non è sufficiente.
«Serve un tavolo regionale di concertazione», dice Franca Porto, «che si occupi del tema dello sviluppo sia inteso come ripresa delle attività produttive che dopo 18 mesi di crisi molte aziende sono allo stremo che come intrapresa di nuove produzioni. Il tutto va visto in un quadro unitario dove c'è il credito, l'occupazione, la ricerca, gli interventi pubblici».