IMMIGRATI. L'emersione del lavoro nero voluta dal Governo ha portato nel Bassanese ad appena 10 richieste. Colf da regolarizzare «È un flop completo»

IMMIGRATI. L'emersione del lavoro nero voluta dal Governo ha portato nel Bassanese ad appena 10 richieste. Colf da regolarizzare «È un flop completo»
La sanatoria chiuderà mercoledì. Il costo dell'operazione ha scoraggiato i meno abbienti

La regolarizzazione di colf e badanti anche nel Bassanese è ferma al palo. Si sta rivelando un flop l'emersione del lavoro nero di immigrati extracomunitari avviata con l'emendamento del Governo al cosiddetto "pacchetto anticrisi", la legge 102 del 3 agosto. Un buco nell'acqua quantificabile in nemmeno il 10 per cento di domande presentate rispetto al numero di stranieri occupati nelle famiglie bassanesi.
Questo il quadro che emerge dai riscontri delle organizzazioni sindacali del Vicentino quando ormai mancano pochi giorni al termine del 30 settembre che chiude il periodo di sanatoria previsto dal decreto per coloro che al 30 giugno avevano impiegato irregolarmente da almeno 3 mesi lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari.
«Al momento - spiega Giacomo Toffanin, direttore del patronato Inca della Cgil di Vicenza - siamo fermi a circa 200 domande di emersione. Per il Bassanese penso si possa tranquillamente parlare di appena una decina di richieste. Per avere un'idea dell'esiguità del dato basti pensare che nel 2007, all'epoca del decreto sui flussi migratori, inviammo 2.600 domande e meno di 250 erano per le badanti».
Un dato che trova riscontro e si allinea a quelli diffusi dal ministero dell'Interno. Stando al Viminale, sino a qualche giorno fa erano complessivamente 94 mila le domande inviate. Dati Censis alla mano, tenendo conto che colf e badanti straniere in Italia dovrebbero essere poco oltre il milione (il 71,6 % del totale dei lavoratori domestici), i conti in effetti tornano. Insomma, il decreto emersione non ha sortito l'effetto sperato dall'esecutivo.
«In effetti no - continua Toffanin - Non si tratta solo dei 500 euro forfettari che devono essere versati dal datore di lavoro per ciascun lavoratore. C'è anche da considerare un altro aspetto, ossia i contributi pregressi da versare. In tempi di crisi, tutto ciò deve aver inciso sulle procedure di regolarizzazione».
Alla Cisl vicentina la situazione non sembre diversa, anche se, riferisce Teresa Ceci del Caf, per quest'ultima settimana di settembre sono stati fissati numerosi appuntamenti per la presentazione delle domande. Una legge inadeguata, secondo le organizzazioni sindacali, perché, senza agevolazioni, colpisce perlopiù le fasce più deboli. Il sommerso dei lavoratori pagati in nero, spesso donne che vivono in Italia da sette anni e mezzo e che collaborano nelle famiglie da quasi sei anni e mezzo (dato Censis), rischia dunque di rimanere tale anche a Bassano.
Carlo Barbieri

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