IL DOCUMENTO. Lettera a Berlusconi di Zaia, Orsoni e Zaccariotto insieme ai sindacati: «No allo stop della raffineria e un vertice sul futuro dell’area» Patto per salvare Marghera

Sabato 15 Ottobre 2011, Venezia - Hanno detto di no all’Eni. Luca Zaia, governatore del Veneto, Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia, Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, hanno firmato una lettera, assieme ai Sindacati veneziani, da inviare al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Chiedono che intervenga perché Eni ritiri immediatamente la cassa integrazione e garantisca la continuità operativa dello stabilimento. Chiedono, inoltre, la convocazione di un tavolo alla presidenza del Consiglio per discutere un piano industriale che dia prospettiva a lungo termine alla raffineria e al sito industriale di Porto Marghera.

      Un Veneto immerso in una crisi che ha precedenti lontanissimi e dimenticati, che da anni si era abituato a suonarle a tutti, e che oggi è come un pugile alle corde, ha trovato l’orgoglio e la forza per battere un pugno, anche contro i suoi stessi ministri veneziani i quali da tempo vanno dicendo che la storia industriale di Porto Marghera è superata.

      Ora bisognerà vedere se a Roma troveranno qualcuno disposto ad ascoltarli e a intervenire ma la decisione presa ieri mattina a Palazzo Balbi costringe tutti a venire allo scoperto. «Se Zaia, o Zaccariotto, o Orsoni si comporteranno in contrasto con quanto hanno firmato, si saprà chi sta lavorando contro il lavoro e l’industria - commentavano ieri mattina i sindacati all’uscita dall’incontro -. Se a Roma il Governo non farà nulla, avrà avuto ragione l’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, quando l’altro ieri, all’assemblea della raffineria, ha detto che purtroppo la finanza è più forte della politica. Oggi gli Industriali non c’erano, e questo è un altro segnale. Le nebbie, insomma, cominciano a diradarsi, e se le cose continueranno ad andare male si conosceranno nomi e cognomi dei colpevoli».

      Il presidente di Unindustria, Luigi Brugnaro, non ha risposto, l’Associazione si è affidata ad un comunicato del direttore Francesco Miggiani: «Non eravamo al tavolo perché non siamo stati invitati. Non accettiamo alcuna forma di strumentalizzazione e rimaniamo disponibili a lavorare con le istituzioni per difendere il lavoro attuale e rilanciare il nuovo lavoro a Porto Marghera, polo industriale strategico per il territorio e tutto il Paese».

      La presidente della Provincia, subito dopo la firma, ha auspicato «che questo incontro possa portare i risultati sperati, e possa chiarire a tutti noi le prospettive reali sulle quali poi lavorare. Dobbiamo riuscire a farci ascoltare dal Governo in questo momento che è estremamente drammatico e urgente per l’occupazione nel nostro territorio». Come aveva detto l’assessore Donazzan, infatti, il Veneto sta attraversando un momento pesantissimo ma nell’area industriale veneziana si concentrano talmente tante crisi da renderlo un caso unico e, per molti versi, incomprensibile.

      Perciò quella che hanno promosso ieri Istituzioni e Sindacati è un’«operazione verità». Bisogna fare squadra a 360 gradi, ha detto Zaia, «perché siamo stanchi di pagare e non portare a casa nulla: non siamo la vacca da mungere». E il sindaco Orsoni ha ribadito che le aree devono restare industriali.

      I sindacati sono soddisfatti dell’esito dell’incontro, ma non molleranno e per la prossima settimana annunciano nuove lotte: «Solo impedendo l'uscita dei gasoli dalla Raffineria possiamo far capire quali saranno le ricadute per Nordest, Austria e Slovenia».

           

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