IL CONGRESSO. Scelto anche il nuovo direttivo di 101 delegati, il 40 per cento dei quali donne. Cgil, Bergamin confermata.

Successo della linea Epifani. Piccinini: «Il Governo deve agire su fisco e ammortizzatori sociali»

VICENZA. Marina Bergamin confermata alla guida della Cgil vicentina. La segretaria provinciale è stata rieletta ieri a larga maggioranza al termine di un congresso di due giorni che ha scelto anche i delegati al congresso regionale, il nuovo direttivo, con 101 membri, il 40 per cento dei quali donne, e cinque stranieri, e la segreteria provinciale, formata da Fabiola Carletto, Danilo Andriollo, Fabrizio Nicoletti e Giampaolo Zanni.
L'elezione di Bergamin segna anche la vittoria congressuale del "Documento Epifani" - contrapposta a quella di chi vorrebbe un sindacato più aggressivo - che aveva già raccolto ampi consensi nelle assemblee dei pensionati e sui posti di lavoro e prevalente anche a livello nazionale.
A parlare di questo, ma non solo, era ieri a Vicenza Morena Piccinini, della segreteria nazionale Cgil. «La linea Epifani - spiega - è stata votata dall'83% dei lavoratori e pensionati, perché stiamo ribattendo colpo su colpo a quello che succede nel mondo del lavoro. Non è la prima volta che si va a congresso su posizioni articolate e questo è un segnale di partecipazione. Poi si è sempre riusciti, e succederà anche questa volta, a ricomporre una posizione unitaria». E a proposito di unità, Piccinini afferma che «da parte nostra c'è un impegno costante a cercare di ricomporre l'unità con le altre sigle sindacali». Quello che non c'è a livello nazionale si trova però sul territorio. In molte regioni, tra cui il Veneto, si hanno vertenze e contratti unitari ed una grande contrattazione territoriale. La stessa cosa accade anche con le amministrazioni di centrodestra, con sui siamo riusciti a trovare buoni accordi. Dal basso arriva la speranza di ritrovare l'unità».
Piccinini parla anche dello sciopero del 12 marzo a Padova, dove ci sarà anche Guglielmo Epifani. «I temi della manifestazione sono quelli della crisi, dalla quale non siamo fuori e alla quale il Governo dà risposte sbagliate e inadeguate. Chiediamo soprattutto interventi veri sul lavoro e sugli ammortizzatori sociali, che vanno estesi e la modifica del fisco, perché lavoratori e pensionati pagano sempre di più a fronte di una crescente evasione. Dispiace che ancora una volta in piazza ci sarà solo la Cgil». Tra le norme contestate c'è il patto di stabilità, «troppo rigido che impedisce ai comuni di spendere soldi che hanno in cassa».
Infine una nota sulle vicende politiche: «Lo sciopero - conclude Piccinini - è un atto di democrazia, per dire che le regole vanno rispettate e non cambiate al bisogno». M. E. B.

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