IL CASO. Nuovo requisito a Battaglia Terme. «Vuoi fare il vigile? Devi capire il dialetto»
IL CASO. Nuovo requisito a Battaglia Terme. «Vuoi fare il vigile? Devi capire il dialetto»
Certo serve conoscere il diritto, le norme commerciali o edilizie, ma in strada tra la gente un vigile deve sapere anche capire chi parla in dialetto. E così il Comune di Battaglia Terme ha inserito tra i criteri di valutazione per un posto di vigile urbano la «dimostrazione di comprensione della "parlata" veneta»: in palio 2 punti sui 30 in tutto disponibili.
«Il requisito - spiega il sindaco Daniele Donà - è solo un elemento in più che serve a individuare la persona più adatta a svolgere un lavoro in continuo contatto con persone che usano il dialetto per ogni attività quotidiana». In un paesino di poco più di 4 mila abitanti, dove tutti si conoscono come in tante altre realtà della terra veneta, non è una novità che la lingua "ufficiale" per regolare questioni economiche, rapporti personali, contatti con gli enti pubblici, spesso non è l'italiano ma il dialetto. Di qui il requisito inserito nel bando di mobilità interna su richiesta dell'assessore leghista Alfredo Bedin «ma fatto proprio dalla giunta» dice il primo cittadino, espressione di una lista civica di centrodestra, che rifiuta l'accusa di discriminazione.
Critica la Cgil. Gian Luigi Beccaria, linguista e professore emerito di Storia della lingua italiana, dice che bisognerebbe definire «di quale dialetto stanno parlando» visto che il veneto, come il lombardo o il piemontese, non esistono: sono agglomerati di dialetti al loro interno». A Battaglia Terme però il dialetto è uno. Il governatore Luca Zaia dice di non capire proprio «quale sia il problema». La proposta «esprime semplicemente un'esigenza legata al radicamento della comunità nella propria lingua materna. Non significa certo che i vigili siano obbligati a parlare in dialetto, ma che dimostrino la capacità di comprendere il popolo».