IL CASO Luxottica firma con lo stilista milanese un accordo di licenza. Prima collezione nel 2013. Safilo perde il marchio Armani
I timori sindacali: «A rischio 600 posti di lavoro». E il sindaco: «Grande preoccupazione»
Giovedì 17 Novembre 2011, Belluno - «Il gruppo Armani ha deciso di non rinnovare, oltre la sua naturale scadenza del 31 dicembre 2012, il contratto di licenza con Safilo per le attività di design, produzione e distribuzione di occhiali a marchio Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange». Poche parole, ma estremamente chiare, per descrivere un divorzio tutt’altro che indolore tra l’occhialeria bellunese-padovana e il famoso stilisti milanese. Un brand "corposo" la cui perdita viene calcolata dall’azienda fondata dalla famiglia cadorina pari a circa 150-200 milioni di euro di ricavi. Inevitabile la revisione del piano industriale dei prossimi anni. «E il contraccolpo - sottolineano le organizzazioni sindacali - sarà ovviamente anche di tipo occupazionale. Non è azzardato ipotizzare un esubero di circa 600 lavoratori».
«Per l’ennesima volta - affermano le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil - dobbiamo registrare che scelte, se pur giustificate dal libero mercato, avranno come unica ricaduta ulteriori contrazioni occupazionali, oltre che nel tessuto economico-sociale territoriale. Una guerra tra competitor, per potersi accaparrare margini di mercato sempre maggiori, senza tenere minimamente in debita considerazione che, alla fine, queste scelte hanno immediate ricadute sui lavoratori».
Ora per Safilo, che proprio in questi giorni ha siglato un accordo di licenza pluriennale con la griffe Céline, si aprono scenari nuovi. «Dentro un’ottica - aggiungono - che noi auspichiamo sia non solo di difesa o rinuncia, ma di prospettiva, di capacità di guardare al futuro per garantire i dipendenti». A tal proposito un incontro è in calendario per lunedì. Mentre un altro sarà richiesto a Luxottica. «Perché se per loro oggi si apre una fase di espansione della capacità produttiva - sottolineano i sindacati - questo non può esimerli anche dal dover affrontare, con le necessarie assunzioni di responsabilità, il nuovo scenario. Soluzioni immediate affinché i lavoratori Safilo e non solo, interessati da questa scelta, non siano le “vittime” sacrificali su cui scaricare gli effetti».
«Ancora una volta - commenta Giuseppe Colferai (Filctem) - la finanza vince sulla produttività. Di capitalismo dal volto umano neanche l’ombra». «Il nostro sostegno - dice Nicola Brancher (Femca) - è rivolto a tutti i lavoratori ai quali assicuriamo che da parte nostra ci sarà tutto il sostegno possibile». E il collega Paolo Da Lan (Uilta): «Chi ha intrapreso questa strada sulla pelle dei lavoratori non è Luxottica, che ha fatto il suo mestiere, bensì uno stilista che parla tanto di "made in Italy" e occupazione e che al contempo, con le sue scelte, rischia di lasciare a casa centinaia di persone».
A prendere il telefono, ieri di prima mattina, e chiamare il direttore di stabilimento Safilo Piermaria Francesconi è stato il sindaco di Longarone Roberto Padrin. «La sua grande capacità professionale nonché quella di tutto lo staff dirigenziale di Safilo - sottolinea il primo cittadino - mi fa avere fiducia per il futuro. Certo, la preoccupazione non manca tra i lavoratori. Io stesso ne nutro parecchia perché Safilo è l’azienda che nel nostro territorio occupa il maggior numero di persone».
Ma il primo cittadino lancia un messaggio positivo: «Prima di fasciarci la testa aspettiamo almeno di rompercela. Spero non sia questo il caso. Da parte mia do tutta la disponibilità, sulla base di ciò che il mio ruolo prevede, a contribuire a trovare il bandolo della matassa».