IL CASO GLAXO. La chiusura è un errore
IL CASO GLAXO. La chiusura è un errore
La vicenda del Centro Ricerche Glaxo non è grave solo per le ricadute occupazionali che provocherebbe in caso di chiusura, anche se c'è chi dice che equivarebbe alla chiusura di 3 o 4 piccole-medie imprese, di cui non si parlerebbe. Ma la verità è che la cessazione dell'attività di ricerca svolta a Verona avrebbe ripercussioni di portata più ampia, che acuiscono la preoccupazione e lo sconcerto.
Ecco perché è opportuno precisare alcuni aspetti della vicenda:
1) La multinazionale Glaxo ha annunciato la chiusura del centro ricerche di neuroscienze di Verona in maniera del tutto inaspettata, dopo che era già stato approvato un piano di lavoro e il bilancio di costo anche per l'anno 2011.
2) Un fatturato netto dell'11,5 % invece di quello previsto del 14 % per il 2009 non può giustificare la chiusura del centro ricerche, come addotto invece dall'azienda. In particolare in Italia la GSK ha fatturato circa 20 miliardi di euro nel 2009 e circa 15 miliardi nel 2008 a fronte di un costo circa 150 milioni annui, cioè meno dell'1% del totale.
3) I ricercatori stavano lavorando alla scoperta di molecole per la cure delle malattie psichiatriche: disturbi mentali come la depressione o la schizofrenia; per liberare dalla dipendenza di droghe (cocaina, tabacco, alcol); per i disturbi del sonno e dell'alimentazione. Queste molecole sono gia' in fase di sperimentazione clinica sull'uomo e a breve potrebbero diventare i farmaci del futuro per tali malattie, per cui esistono oggi solo farmaci datati.
Quale prima considerazione, l'importanza di un centro ricerche non è paragonabile a nessuna entità produttiva: la ricerca scopre nuove sostanze, genera sviluppo e dunque nuovi posti di lavoro e la ricerca legata all'innovazione è fondamentale per sostenere la concorrenza nei mercati internazionali.
In secondo luogo gli economisti associano la bassa crescita economica dell'Italia agli scarsi investimenti nella ricerca. A Verona abbiamo un centro ricerche farmaceutico di eccellenza mondiale per la messa a punto di farmaci per le malattie psichiatriche, che come rivela l'O.M.S, sono sempre più diffuse.
Ci sono anche, e non ultimi, aspetti sociali di vasta portata legati alle dipendenze da sostanze, prima fra tutti la cocaina. Pare che il consumo di cocaina nel mondo equivalga a 100 bilanci della Fiat e interessi 21 milioni di cocainomani.
Alla luce di queste considerazioni, chi finanzia le ricerche farmaceutiche non può prescindere dalle ricadute sociali dei loro risultati.
Siamo consci di quanto siano lontani i tempi di Fleming, colui che scoprì la penicillina, e dei tanti che con la loro abnegazione permisero alla medicina di compiere i progressi che tutti conosciamo, ma se la messa a punto di nuovi farmaci dipende esclusivamente dalla loro resa economica non possiamo certo parlare di sviluppo ma di involuzione e di un futuro sempre più inquietante.
Massimo Castellani - Segretario provinciale Cisl - VERONA