I sindacati. «L'industria è una ricchezza. Ma serve una cabina di regia»
I sindacati. «L'industria è una ricchezza. Ma serve una cabina di regia»
Domenica 31 Ottobre 2010, MESTRE - Chiudono le multinazionali a Porto Marghera. L'elenco è abbastanza impressionante se pensiamo a Dow, Rhodia, BP, Shell, Ineos e Alcoa (dove a febbraio si è fermato solo l'impianto primario, non il laminatoio). In questo deserto causato dalla crisi, con perdita di migliaia di posti di lavoro, i sindacati ribadiscono la centralità dell'industria manifatturiera. Ma guardano con un certa diffidenza agli anatemi lanciati da Paolo Scaroni. «Da tempo sostengo che la nostra ricchezza più grande è costitutita dall'industria manifatturiera. La politica deve capire che bisogna investire, favorendo anche piccole e medie imprese e promuovendo le infrastrutture». Franca Porto, segretario regionale della Cisl condivide in parte le parole di Scaroni. E ammette che forse si è ecceduto in esercizio «di ecologia». Serve «trovare un equilibrio tra l'esigenza di salvaguardare la salute e il territorio, senza che questo diventi un alibi per restare paralizzati, e il contrapposto tentativo di immaginare un mondo che non c'è». E per essere più chiaro, il segretario della Cisl spiega: «Mi riferisco a chi vorrebbe trasformare Venezia e Porto Marghera in una specie di Disneyland, o darle una vocazione soltanto turistica o di coltivazione delle vongole». la risposta? «Fare impresa sana, vera, la sola che produce occupazione».
Preoccupazioni che riguardano i rischi di speculazioni. Lo sostiene anche Roberto Montagner, segretario della Cgil di Venezia. «La prima considerazione è che Porto Marghera ha grandissime potenzialità. La seconda è che manca una cabina di regia, coordinata da enti pubblici e che coinvolga anche i soggetti imprenditoriali e dei lavoratori». Cosa dovrebbe fare? «Ad esempio porsi il problema, prima di fare le bonifiche, di che cosa andrà messo sopra quei terreni. Altrimenti si lascia tutto in mano alla speculazione dei privati». Il terzo nodo per la Camera del Lavoro è il modello di sviluppo: «Serve armonia tra l'area industriale e quella logistica, mentre qualcuno pensa vi possa essere un futuro per Porto Marghera senza industrie. Costa ha ragione quando dice che può creare 1.000 nuovi posti di lavoro, ma noi dobbiamo anche pensare ai 14 mila esistenti che costituiscono uno straordinario patrimonio di cultura industriale che è stato l'autentico motore dello sviluppo di Porto Marghera». (G. P.)