I rappresentanti del gruppo Margaritelli ieri in Provincia. «Vogliamo restare con Cardi a Verona»

I rappresentanti del gruppo Margaritelli ieri in Provincia. «Vogliamo restare con Cardi a Verona»
Il nodo variazione di destinazione d'uso dell'area

La vicenda della Industria Rimorchi Verona, la Irv ex Officeine Cardi, ha tenuto banco nella mattinata di ieri nelle stanze della Provincia di Verona. Quest'ultima ha ratificato l'accordo raggiunto tra l'azienda e il sindacato sull'apertura della procedura di cassa integrazione straordinaria dei 100 dipendenti dello stabilimento di Chievo dopo l'annuncio del Gruppo Margaritelli di Pescara, società proprietaria della Irv, di trasferire l'attività produttiva.
Il tavolo di confronto sulla situazione della Irv era stato convocato precedentemente all'accordo e vi hanno partecipato i delegati sindacali della Fiom Cgil e Fim Cisl, Cesare Dal Monte, direttore Irv, Marco Scalseggi, rappresentante della Margaritelli e l'assessore al Lavoro Fausto Sachetto.
Dal Monte ha ribadito come «in queste situazioni non potevamo fare diversamente. Lo stabilimento di Pescara ci consente quel risparmio che a Verona non possiamo fare. In questa fabbrica abbiamo investito oltre cinque milioni di euro in tre anni. Nel 2007 abbiamo realizzato un fatturato di 20 milioni, l'anno successivo di 26, ma quest'anno siamo solo a 12. Senza considerare il dato ordinativi dove registriamo in un solo anno una diminuzione del 70%».
Un'azienda in grande difficoltà dunque, coinvolta nel calo del settore rimorchi che a livello nazionale decresce del 50%. «Da parte nostra», ha spiegato ancora Dal Monte, «c'è la volontà di rimanere a Verona in quanto, lo ribadiamo ancora, questo è un territorio strategico. Ma lo possiamo fare solo a certe condizioni e queste attualmente non ci sono».
INCERTEZZE PER I LAVORATORI. Incerto così anche il destino dei lavoratori. Dal Monte ha confermato che «una parte potrebbe essere trasferita in un'azienda che abbiamo appena acquisito nel Padovano, ma potrebbe essere impiegata a Verona qualora si verificassero le condizioni per proseguire nell'attività lavorativa». Non più tuttavia, ha precisato, «di quelli che attualmente lavorano all'interno dello stabilimento di Chievo, una quarantina circa».
Le condizioni affinchè la Irv non lasci Verona sono che l'azienda riesca a sgravarsi di un affitto di circa mezzo milione di euro all'anno che paga alla vecchia proprietà della Cardi, titolare dei terreni e dei capannoni sui quali sorge la fabbrica.
Per questo il ruolo della politica può diventare fondamentale. «Non possiamo fare miracoli e nemmeno comprare i rimorchi Cardi, tutto il resto possiamo farlo», ha detto l'assessore Sachetto. «Tutto ciò che politicamente è possibile lo faremo. Saremo al fianco delle Officine Cardi, sia lavoratori che proprietà, per difendere i posti di lavoro e la permanenza a Verona dell'azienda e di un marchio storico della nostra storia industriale».
«Per parte nostra», ha aggiunto l'assessore, «abbiamo chiesto ai dirigenti e alla proprietà un elenco delle priorità e delle necessità per scongiurare l'ipotesi della chiusura. Intanto, i lavoratori avranno per un anno il piccolo paracadute della cassa integrazione, nel frattempo cerchiamo di affrontare gli eventuali altri problemi».
Il nocciolo resta quello del cambio di destinazione d'uso dell'area. «Non possiamo dare aree a chiunque», ha continuato l'assessore al Lavoro Sachetto. «Chiaro che il cambio di destinazione d'uso è vincolato alla difesa dell'occupazione».

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