I precedenti Plastal e North Face. Multinazionali che scappano: l'allarme continua

TREVISO. Multinazionale o grande gruppo che trasferisce produzione e uffici da Treviso: numerosi i casi in questi anni. A partire da Plastal, azienda dell'Opitergino controllata dalla casa madre svedese che nel marzo del 2009 dichiarò il fallimento sull'onda del collasso del settore automobilistico. In prima istanza inghiottì anche i 700 posti di lavoro trevigiani, 630 dei quali salvati grazie al subentro degli italiani del Gruppo Prima spa di Frosinone, che ha deciso di chiamare la nuova azienda Sole.
Un altro duro colpo è arrivato a Pederobba, dove il gruppo di abbigliamento The North Face annunciò lo scorso novembre il trasferimento della direzione generale europea dalla Marca a Lugano, facendo temere per i 160 posti di lavoro trevigiani. Grazie alla trattativa, però, dai proclami iniziali si è arrivati al salvataggio di 65 posti di lavoro, mentre altri 40 dipendenti hanno optato per il trasferimento all'estero con cospicui incentivi.
Dopo i primi pesanti segnali di abbandono, invece, sembrano tornare a puntare su Treviso fabbriche come Sipa, appartenente al gruppo Zoppas, che ha deciso di far rientrare 15 lavoratori dalla cassa integrazione mentre Permastelisa ha riportato a San Giacomo di Vittorio Veneto le produzioni trasferite prima a Limbiate. Ci sono poi i casi Berco, finita al centro della ristrutturazione del gruppo ThyssenKrupp di cui fa parte (150 mobilità a Castelfranco su un totale di 460 dipendenti), l'azienda di macchine per giardino Ggp, che conta 2 stabilimenti castellani (in via del Lavoro a Castelfranco e in via per Resana a Campigo), da sempre in lotta con gli stabilimenti esteri di Svezia, Slovacchia e Cina. (e.l.t.)