«I licenziamenti facili sono un errore» Gregnanin evidenzia le contraddizioni degli industriali
Martedì 1 Novembre 2011, Rovigo - (e.l.t.) Licenziamenti facili, un fantasma per il Polesine. Il segretario provinciale della Uil, Giampietro Gregnanin, in merito alla questione evidenzia come per la provincia di Rovigo «sul piano della concretezza si stia discutendo del nulla». Sulle risultanze e sulle ricadute territoriali che avrebbero per il Polesine i licenziamenti facili e l'ulteriore allungamento dell'età pensionabile, a parere del segretario (dato che nel Polesine la stragrande maggioranza delle aziende non supera i 15 dipendenti e che come noto l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non si applica ad aziende così piccole) nella maggioranza dei casi il problema nemmeno si pone.
La questione, secondo il segretario, non esiste neppure nelle aziende più grandi, dove la crisi ha costretto ad aprire migliaia di procedure di mobilità. «Quello che esiste è un tentativo di destrutturare il debole impianto delle regole del mercato del lavoro senza nulla in cambio. Cgil, Cisl e Uil, in questa provincia hanno detto che i licenziamenti facili non sono la strada giusta».
Un esempio, per Gregnanin, è la vicenda della Grimeca. «Accanto ai licenziamenti facili esiste una buona dose di retorica. Si è discusso di flessibilità e sicurezza di come dovrebbero essere traghettati lavoratori da un posto di lavoro all'altro, in realtà questa idea è rimasta nel cassetto, ora si chiede al sindacato una delega in bianco senza dare nulla in cambio».
Per Gregnanin si sta navigando a vista. «Da una parte il Governo e gli industriali chiedono l'allungamento dell'età pensionabile, dall'altra le aziende polesane chiedono la mobilità lunga per prepensionare i lavoratori più anziani».
La questione più incomprensibile «è quando si sostiene che questo pseudoriformismo creerebbe posti di lavoro per i giovani. I problemi sono altri: il precariato, la disoccupazione femminile che nel nostro territorio rappresenta oltre il 70 per cento del totale».
Per affrontare tutto ciò, a parere della Uil servono progetti. «Al Polesine serve il finanziamento di 50 milioni di euro richiesti nel piano di reindustrializzazione o almeno, visto il riconoscimento del Polesine come aree di crisi, che sia riconosciuto il credito d'imposta a chi assume a tempo indeterminato. È ora che la politica riprenda il suo ruolo, non è possibile le scelte siano a esclusivo appannaggio della Bce».