I giovani e il lavoro? «Il 14%dei veronesi è ancora nullafacente». Galati: «Per la nostra città è un risultato grave»

I giovani e il lavoro? «Il 14%dei veronesi è ancora nullafacente». Galati: «Per la nostra città è un risultato grave»
VERONA - Con 14mila precari e una disoccupazione giovanile che si attesta attorno al 15%nella fascia tra 15 e 24 anni, il dato più allarmante che rende palesi le conseguenze psicologiche della mancanza di lavoro, è che pure Verona deve fare i conti con i «neet» , i nullafacenti. Neet» è il solito acronimo inglese e sta per «not education, employment ot training» : si riferisce a chi «non studia, non lavora e non si aggiorna» . In tutt'Italia la categoria si applica a un esercito di due milioni di giovani tra i 18 e i 29 anni, pari al 21%della popolazione di quell'età. A Verona i «neet» sono il 14%. Un dato che fa tornare in mente le parole del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che proprio al Forex di Verona definì la disoccupazione giovanile «uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l'efficienza del sistema produttivo» . Le cifre relative alla provincia scaligera vengono fornite dalla Felsa Cisl, federazione dei lavoratori somministrati, autonomi, atipici, che presenta i risultati di una ricerca durata due anni. «Nel Meridione gli under 29 che non studiano e non lavorano -dice Emiliano Galati, segretario provinciale Felsa -arrivano anche al 25%della popolazione. Il 14%che registriamo Verona però è più grave, perché al Sud il lavoro effettivamente manca. Qui no, se si accettano lavori faticosi o precari. Quindi quelle persone scelgono deliberatamente di non lavorare» . Col contributo di Galati, di Barbara Giacomelli, psicologa ricercatrice dell'Università di Verona, con quello della senatrice Pdl Cinzia Bonfrisco e del deputato Pd Gian Pietro Dal Moro, domani sera al teatro parrocchiale di Bussolengo si terrà una discussione sul tema dalle 20,30 in poi. Il fenomeno da analizzare è quello della precarietà, che ha assunto dimensioni di massa e che ha pesanti conseguenze sui redditi presenti e sulle pensioni future. «I "nuovi lavoratori"-osserva Galati -sono quotidianamente obbligati ad una faticosa e continua riorganizzazione delle proprie biografie. Si assiste all'affermarsi di un'offerta di lavoro che mina alla base le forme consuete di solidarietà e legame sociale» . In questo contesto è particolarmente grave il fenomeno dei nullafacenti, perché si tratta di adulti di 28 o 29 anni che non lavorano e non fanno nulla per cambiare la loro condizione: rifiutano persino di cercare lavoretti occasionali. «Chi, per esempio, segue i corsi di formazione professionale della Regione -spiega il sindacalista -non rientra in questa categoria» . Arturo Alberti, presidente di Apindustria Verona, è allibito: «Mi sembra pazzesco un dato del genere. Mi vengono da pensare due cose: in parte che siamo una società opulenta, capace di mantenere anche queste persone. Soprattutto però mi preoccupa sapere che ci sono così tanti figli che attuano questa forma di ricatto verso i loro genitori, e così tanti genitori che si lasciano ricattare senza reagire» . Per il presidente di Confartigianato, Ferdinando Albini, l'antidoto è la formazione professionale: «Oramai lo ripetiamo ogni giorno: c'è grande richiesta di barbieri, pasticceri, elettricisti e di altre figure del genere, ma bisogna essere disposti a fare sacrifici. Se si vuole a tutti i costi lavorare dietro una scrivania, oggi il lavoro non c'è» . Davide Pyriochos