«I figli di immigrati sono discriminati Uno straniero eletto in ogni consiglio»
«I figli di immigrati sono discriminati Uno straniero eletto in ogni consiglio»
Un giovane immigrato di seconda generazione in tutti i consigli comunali padovani. E' la proposta lanciata dalla Cisl di Padova in un convegno al Bo, assieme all'Anolf, l'associazione oltre le frontiere che riunisce immigrati di ogni etnia che vivono in Italia. La proposta non ha lasciato indifferente il sindaco Zanonato, che ha rilanciato ribadendo l'opportunità di garantire ai residenti stranieri il diritto di voto alle amministrative. Tra i relatori Antonello Roccoberton, dirigente immigrazione e cittadinanza della Prefettura; Ester Fratello, responsabile dell'ufficio immigrazione della Questura, il professor Adone Brandalise e il presidente dell'Anolf Oberdan Ciucci e Pap Fall della Cisl immigrazione. I NUMERI. Sono 86mila gli immigrati regolari nel Padovano, cifra raddoppiata rispetto al 2004, quand'erano poco più di 40mila. La metà di queste persone è nata qui: sono loro i giovani di seconda generazione, italiani per educazione, percorso scolastico e cultura, molti dei quali si esprimono correntemente in dialetto coi loro coetanei italiani. Per loro il problema è il riconoscimento della cittadinanza, che la legge 91 del 1992 non gli riconosce. Quando compiono 18 anni devono richiedere il permesso di soggiorno per studio o lavoro entro un anno per poter rimanere nel Paese in cui sono nati e cresciuti. E qui sta il dramma, perché chi è nato e cresciuto in Italia quando diventa maggiorenne si sente discriminato. «Abbiamo il dovere di far crescere in armonia il nostro Paese, dando risposte alla totalità della popolazione che ci vive e paga le tasse - ha detto Zanonato - a Padova abbiamo cercato di rispettare questo principio, nella convinzione che non c'è sicurezza senza integrazione, fermo restando il rispetto della legalità». LA PROPOSTA CISL. Il segretario Cisl di Padova, Adriano Pozzato ha invocato la svolta: «Lanciamo la proposta di inserire un giovane di seconda generazione in tutti i consigli comunali padovani come rappresentante della nuova realtà e del segno profetico nelle nostre comunità. Così cammina l'integrazione» ha detto Pozzato. Assieme all'Anolf la Cisl sostiene la proposta di legge bipartisan presentata dai parlamentari Sarubbi e Granata per dare la cittadinanza italiana a chi risiede qui da cinque anni, e non dieci come prevede l'attuale legislazione. Per i bambini figli di stranieri nati in Italia o arrivati qui in tenera età invece la richiesta è di riconoscere loro il diritto di cittadinanza. «Credo sarebbe giusto anche riconoscere agli stranieri residenti il voto amministrativo - ha concluso Zanonato - è una questione delicata e vincolata dalla Costituzione, ma è una delle sfide a cui non ci si può sottrarre». LE TESTIMONIANZE. Alcuni sono arrivati in Italia da piccoli, altri sono nati qui. «Recordarse dei nostri bisnonni» come recitava un canto di Walter Marasca, uno dei tanti emigrati veneti, letto da Ndeye Sadio Fall, coordinatrice dell'Anolf ieri al Bo. Lei è una studentessa di 24 anni di Giurisprudenza arrivata in Italia a 6 con la sua famiglia, cresciuta a Ponso e iscritta all'università di Padova dopo aver fatto il liceo ad Este. «L'immigrato tipo non è un delinquente - ha sottolineato Ndeye - ma un lavoratore che contribuisce al 10% del Pil italiano. Penso che la distinzione non dovrebbe essere la provenienza ma le tasse. Ha senso chiedere a dei bambini nati e cresciuti qui di integrarsi? Il problema è che noi ci riconosciamo in questo Paese ma l'Italia non si riconosce in noi».
Simore Varroto