I dati emersi nel corso della presentazione del progetto «In Regola» su emersione e legalità

I dati emersi nel corso della presentazione del progetto «In Regola» su emersione e legalità
Il lavoro nero sottrae 1,3 miliardi al fisco. Un «esercito» di 50 mila irregolari tra i lavoratori della provincia

Se un contratto regolare rappresenta il miglior antidoto contro gli infortuni sul lavoro, nel Veneziano gli occupati rischiano molto. Secondo l'Ires sono fra i 38 e i 55 mila gli «irregolari» in provincia. Per l'erario 1,3 miliardi entrate perse. Ovvero un Pil «sommerso» del valore di 3 miliardi.
In provincia 15 lavoratori ogni 100 hanno un contratto irregolare. Di questi, quasi il 9 per cento è impiegato in nero, soprattutto nei subappalti. Tutto ciò mette a rischio l'incolumità del lavoratore stesso e crea una voragine economica. Secondo le stime dell'Istituto di ricerca, le irregolarità nel Veneziano producono un pil sommerso da circa 3 miliardi di euro. La perdita per l'erario si aggira su 1,3 miliardi. I dati - illustrati durante il convegno su emersione e legalità promosso da Link Campus University, Ires ed Elea - non sono per nulla confortanti. «Anche se viviamo in un periodo di crisi economica - spiega il vicesindaco di Venezia Michele Mognato - anzi, ancor più per questo motivo, non bisogna assolutamente abbassare la guardia su problematiche come quelle legate al lavoro sommerso, alla legalità e alla sicurezza. Occorrono perciò risposte forti anche in ambito legislativo».
I numeri snocciolati durante il convegno organizzato al Candiani, continua il vicesindaco, «rimangono molto alti nonostante le tante battaglie sindacali e politiche intraprese. In più le cifre, in questo periodo di crisi, rischiano di dilatarsi»
In effetti, il Veneziano non può considerarsi certo un'isola felice. I settori dove più si manifestano le forme di illegalità sono i soliti: edilizia, ristorazione, commercio. Ma soprattutto turismo e servizi domestici. Il lavoro nero nasconde spesso anche infortuni non dichiarati. E così anche in materia di sicurezza sul lavoro la situazione in provincia non è rosea. «Molte grandi aziende dicono che gli infortuni sono in calo - commenta Marco Emanuele del Link Campus -. Però questa tendenza non tiene conto del sommerso diffuso nei subappalti». Mauro Giaccone, ricercatore Ires, rincara la dose: «si pensa che le imprese che delocalizzano lo facciano per cercare un minor costo del lavoro. Invece vanno nei Paesi in cui le regole sulla sicurezza sono quasi inesistenti».
Per quanto riguarda le malattie legate al lavoro, Enzo Merler, dello Spisal di Padova, rivela alcune tendenze. «Nel Veneziano si registrano fra i 20 e i 30 morti all'anno per patologie riconducibili al lavoro - spiega -. Le vittime del mesotelioma provocato dall'amianto sono nel Veneto 70, 80 all'anno. Per il 20 per cento si tratta di lavoratori impegnati a Venezia nella cantieristica o al Petrolchimico».Durante il convegno sono state presentate anche due ricerche, una di carattere nazionale e una di carattere locale. Per quanto riguarda la nostra provincia, l'analisi ha riguardato l'Eni, il porto di Venezia, l'ente bilaterale per il turismo dell'area veneziana, il distretto della Riviera del Brenta e la La.Res., una delle maggiori imprese italiane di restauro di belle arti. I casi presi in esame rappresentanto, secondo i ricercatori, un autentio «laboratorio Venezia» di buone pratiche. Il convegno «in regola» è stato organizzato al centro Candiani con il patrocinio del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali.
Per informazioni: www.lavoroinregola.it.

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