I dati allarmanti dell'Osservatorio provinciale, industria in ginocchio

Trimestre nero, boom di licenziamenti
Cassa integrazione fuori controllo. Sabiucciu: «La crisi non è passata»
Solo nel mese di marzo 654 iscrizioni alle liste di mobilità di cui 539 riguardano le piccole aziende
Nei primi tre mesi di quest'anno nelle fabbriche di Venezia e provincia i licenziamenti - con la conseguente iscrizione nelle liste di mobilità dei Centri per l'Impiego - sono più del doppio rispetto lo stesso periodo dell'anno scorso, con una maggiore incidenza nelle piccole aziende con meno di 15 dipendenti. In forte aumento anche il ricorso alla cassa integrazione, sopratutto quella ordinaria che è crescita di oltre il 300 % rispetto al 2008. «Davanti a questi numeri - ha commentato l'assessore provinciale al Lavoro, Alessandro Sabiucciu, presentando ieri o dati dell'Osservatorio sul Mercato del Lavoro - restiamo molto preoccupati, checché ne dica la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia secondo la quale il peggio della crisi è passato».
I dati, presentati ieri all'assessorato provinciale del Lavoro di Ca' Venier, del Report congiunturale dell'Osservatorio Mercato del Lavoro - messo a punto dal Coses - sembrano smentire chi cerca di far credere che la crisi finanziaria ed economica, iniziata nell'ottobre scorso, sia già finita o in miglioramento. Solo nel mese di marzo, appena trascorso, i licenziamenti sono stati, complessivamente, 654, dei quali 539 lavoravano in piccole aziende.
Ondata di licenziamenti. In totale, nei primi mesi di quest'anno i lavoratori licenziati nel settore manifatturiero veneziano, sono stati in tutto 1.584, dei quali bel 1.251 erano occupati in aziende artigiane e industriali con meno di 15 che non hanno diritto alla indennità di «mobilità» (che può durare da 1 a 3 anni), ma solo a sei mesi di indennità di disoccupazione. Tra i licenziati il numero degli immigrati (sopratutto rumeni, albanesi, bengalesi e marocchini) rappresenta quasi il 20 % del totale e le donne il 32 %. «La velocità con cui crescono i licenziamenti nelle piccole imprese - ha commentato ieri la dottoressa Stefania Bragato, ricercatrice del Coses - è maggiore che nelle grandi e ciò non dipende solo dagli effetti dell'attuale crisi economica e finanziaria. E' dagli inizi del 2000 che crescono i flussi di ingresso nelle liste di mobilità da parte dei lavoratori delle piccole imprese, la crisi iniziata alla fine dell'anno scorso sta solo accentuando un fenomeno in atto».
Cig triplicata. Non va meglio con il ricorso alla cassa integrazione (Cig): quella «ordinaria» (per «crisi industriali temporanee» e della durata massima 12 mesi) è cresciuta di ben il 322 % e quella ordinaria per l'edilizia del 224%. «E' evidente che di fronte ad aumento esponenziale del ricorso alla cassa integrazione ordinaria - ha commentato l'assessore provinciale al Lavoro - dobbiamo prendere atto a questo istituto le aziende possono ricorrere per un massimo di 12 mesi, dopo di che, se la crisi continua, non esiste una possibilità di proroga. Per questo, ritengo che il Governo preveda un allungamento di questo istituto, per permettere alle imprese di non licenziare e di non cessare l'attività, bensì di poter riprendere l'attività non appena la crisi passerà».
I settori. Secondo il report dell'Osservatori provinciale, Mestre, Marghera, Mirano e Dolo sono le aree territoriali più colpite da licenziamenti dalla crisi e tra i settori produttivi, l'edilizia, seguita da meccanica, siderurgia, vetro, calzaturiero e abbigliamento. L'assessore Sabiucciu ha fatto presente, che in questo contesto «nemmeno un settore importante per Veneziae il litorale come il turismo, si salva», tant'è che sono in forte diminuzione sia le richiese dei datori di lavoro (alberghi e ed altri esercizi pubblici) di manodopera stagionale che la durata del contratto che passa in molti casi da quattro a sei mesi».
Il fondo anti-crisi. A questo punto, secondo l'assessore Sabiucciu, «si prospetta una crisi sociale sempre più pesante, con lavoratori e famiglie in gravi difficoltà che vanno aiutati». L'assessore propone quindi che il Fondo anti-crisi creato recentemente con un accordo siglato in Provincia - che può contare su 3 milioni di euro - venga utilizzato non solo per il previsto aiuto ai lavoratori over-45 anni, per un piano di formazione straordinaria e per l'anticipo dell'assegno di cassa integrazione dell'Inps da parte delle aziende con problemi di liquidità (ora inutile visto che le banche si sono assunte tale onere); ma «anche per concedere contributi al pagamento dell'affitto o delle rate del mutuo-casa e i servizi di trasporto per i lavoratori e le loro famiglie, italiani e stranieri regolari, esposti in modo particolare agli effetti della crisi in atto, sulla base delle dichiarazioni Isee, cioè l'indicatore situazione economica equivalente».

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