I COMMENTI. «Sul rischio delocalizzazione siamo in controtendenza»

Venerdì 11 Novembre 2011, Belluno - «Nessuna impresa bellunese ha ancora delocalizzato chiudendo anche la sede locale». Secondo il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, le aziende bellunesi si confermerebbero in controtendenza, o quanto meno in ritardo, come da tradizione, rispetto al rischio di migrazione definitiva verso aree emergenti. Il presidente cita «l'esempio Luxottica, fra le prime a delocalizzare, mantenendo però sempre gli stabilimenti storici locali». A rassicurare sull'assenza, almeno per ora, del rischio di spopolamento delle imprese della provincia, in controtendenza rispetto al Nordest, dove le aziende che hanno delocalizzato definitivamente sono passate dallo 0 al 13,9% in un anno, è anche il vice presidente dell'Associazione, Ludovico Trevisson. «Non ho notizia di scelte simili fra i nostri associati». È cauto sulla fine della crisi prospettata fra un anno e mezzo, secondo la percezione degli imprenditori, il segretario provinciale Cgil, Renato Bressan. «Finora il Bellunese ha tenuto avendo accolto tutte le domande di cassa integrazione, ma soluzioni di welfare privato citate dal Rapporto Nordest in provincia rimangono confinate a Luxottica». «La vera bomba a orologeria sono i giovani, né studio, né lavoro» afferma. Per superare la crisi guarda a «infrastrutture e al fare sistema fra aziende» l'onorevole del Carroccio, Franco Gidoni. È fiduciosa, invece, sulla capacità di accoglienza dei bellunesi, il prefetto, Maria Laura Simonetti, che assicura: «La sensibilità storica del Veneto e di questa provincia per il volontariato aiuteranno l'integrazione». (L.L.)