«Gli immigrati non sono braccianti usa e getta»
«Gli immigrati non sono braccianti usa e getta»
«Ciò che è avvenuto a Rosarno deve segnare una svolta nelle politiche nazionali e locali sull'immigrazione. Questi lavoratori non sono solo braccia di cui servirsi e poi rispedire quando non servono più, e l'intreccio tra lavoro nero e condizioni di vita non va sottovalutato anche nella nostra Regione. Condividiamo la posizione espressa dai vescovi che da sempre è la nostra proposta: sospensione della Bossi- Fini e proroga del permesso di soggiorno ai lavoratori licenziati».
Fulvio Rebesani ( Sunia).
«A Rosarno è esplosa la "collera dei poveri". Le condizioni c'erano tutte: sfruttamento del lavoro, paga irrisoria e spesso negata, violenza su chi reclamava i propri diritti, condizioni di vita disumane, costrizioni entro spazi da lager, mancanza di acqua, isolamento... Ma tutti sapevano: i cittadini di Rosarno che, con la loro omertà, sono corresponsabili di quanto accaduto... E ancora le istituzioni a cominciare da Cgil, Cisl e Uil. I loro rappresentanti sapevano e hanno taciuto, non hanno reagito. Per non parlare delle dichiarazioni del ministro Maroni che non ha disposto accertamenti con le forze dell'ordine sul lavoro nero...».
Patrizia Cammarata (Partito di Alternativa comunista)
«Di fronte alla recrudescenza delle politiche di esclusione e intolleranza razziale, a partire dalle leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini e dai recenti provvedimenti sulla "sicurezza" di Amato e Maroni, fino all'istituzione delle ronde, i lavoratori immigrati pagano per primi i costi della crisi. Il nostro partito difende il diritto degli immigrati al permesso di soggiorno senza alcuna condizione, alla cittadinanza, a un posto di lavoro e a salari dignitosi....».
Rete Migranti Vicenza.
«Rosarno chiama, Vicenza risponde. Facciamo appello a tutti i migranti , alle loro associazioni, a quelle di tutti i cittadini che credono nel valore e nella pratica della coesione sociale e dell'uguaglianza di ogni essere umano di fronte ai diritti universali, affinchè di sia un'assunzione di responsabilità morale e organizzativa di fronte al pericolo di un incremento della conflittualità tra le diverse componenti della nostra società che, ribadiamo, è multietnica».