Gita non firma, alla Vinyls continua la protesta. Decimo giorno sulla torre in attesa della decisione del fondo
MARGHERA. Tutto è pronto per la firma dei contratti preliminari di vendita di Vinyls e degli impianti integrati di Syndial, ma il fondo svizzero Gita non si decide a firmare. Più passano i giorni e più s'approfondiscono i dubbi sulle reali intenzioni di Gita Holfing Ag dopo la mancata firma dell'accordo preliminare prevista per lo scorso 31 gennaio. Alla vigilia della firma Gita ha anche cambiato i legali che seguivano la trattativa d'acquisto e ha sospeso la prvista ricapitalizzazione della nuova società - la Vinyls Group srl, con sede a Venezia e 10 mila ero di capitale sociale - costituita il 26 gennaio per poter acquisire gli asset di Vinyls ed Eni. Il cambio di legali all'ultima ora e la mancata capitalizzazione della newco, sembrano il risultato di divisioni esistrenti tra i soci di Gita in merito alla validità dell'investimento su un settore difficile come la chimica di base.
I dubbi degli operai. I primi a dubitare delle ricorrenti rassicurazioni del ministro Romani sul buon esito della trattativa sono i dipendenti di Vinyls. Anche ieri, infatti, malgrado il ministro - rispondendo ad una interrogazione del deputato Andrea Martella (Pd) - avesse assicurato che entro il prossimo 27 febbraio Gità firmerà i contratti preliminari, è continuata la lotta per salvare il loro posto di lavoro con il 10º giorno di protesta sulla torre più alta del Petrolchimico. Al secondo giorno di protesta sul tetto al secondo piano, della sede di Polimeri Europa (Eni), sono invece scesi ieri pomeriggio i due operai di Vinyls che l'avevano occupato. Preoccupato, il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha telefonato apposta al sindaco di Venezia per rassicurare i lavoratori e convincerli a sospenderle e garantire così un clima «più tranquillo e più propizio alla chiusura dei contratti di acquisto». Ma i dipendenti di Vinyls, in cassa integrazione straordinaria a turno da oltre un anno e ora senza garanzie del pagamento dello stipendio di questo mese, non ne vogliono sapere. «Non vogliamo assistere, per la terza volta, all'uscita di scena d'un possibile acquirente», ripetono. E restano a 150 metri d'altezza sulla fiaccola di Vinyls.
Il silenzio di Gita. A pesare sul clima di incertezza e rabbia che continua a regnare tra i lavoratori, c'è soprattutto il silenzio dei rappresentanti del fondo Gita, il consulente Agostino De Rossi (ex dirigente Ineos) e Giovanni Unali amministratore delegato della newco «Vinyls Group srl», ancora in attesa di una prima ricapitalizzazione di almeno 100 milioni di euro. Quel che fa pensare al peggio è il fatto che nel sito internet di Gita Holding è consultabile da chiunque l'elenco dei «progetti in realizzazione». In tutto si tratta di 17 progetti, dei quali 3 in campo sociale (social hausing, un centro di analisi mediche e una rete tv per ragazzi alla Disneyland di Mosca) e 14 di carattere industriale, tutti concentrati sulla costruzione di centrali elettriche, tutte con sede in Russia e in altri Stati dell'Est europeo, per un totale di oltre 120 miliardi di euro di investimenti. Tra queste ci sono, tanto per citarne qualcuna, centrali idroelettriche da ben 29 mila MW (64 miliardi di euro di investimento) come quella prevista a Prilivnaya (Ucraina) e da 7.500 MW (24 miliardi) a Sredneensejskaya in Russia; oppure centrali a gas più piccole come quella da 2 mila MW (8 miliardi) prevista a Tula in Bosnia e una da 2.400 MW (13,5 miliardi) in Moldavia. Nell'elenco di Gita non c'è però la centrale a gas di appena 400 MW (500 milioni di euro), è prevista per garantire energia all'impianto del clorosoda da ricostruire.
Gianni Favarato