Giovani senza lavoro e in fuga. I dati dell'occupazione secondo l'Osservatorio della Cgil di Belluno
Nel Bellunese i contratti a termine, interinali di apprendista sono ormai l'85 per cento
BELLUNO. Lo scorso anno solo il 15% delle assunzioni è stato fatto con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. A dirlo è un'analisi dell'osservatorio della Camera del lavoro di Belluno, che ha esaminato l'andamento dell'occupazione in provincia dal 2007 ai primi mesi del 2011. I dati, di certo non rassicuranti, sono stati presentati da Renato Bressan venerdì sera, nel corso dell'assemblea provinciale del Pd.
«In Veneto, lo scorso anno», evidenzia Bressan, «su circa 700mila assunzioni, solo 99mila erano a tempo indeterminato. In provincia di Belluno i contratti a termine, interinali, di apprendistato, lavoro accessorio, a chiamata raggiungono l'85%».
Un vero e proprio "boom" si riscontra nei contratti cosiddetti "intermittenti" o "a chiamata": se nel 2008 erano 1.186, nei primi mesi del 2010 superavano i 2mila. «Questo significa», afferma il segretario generale Cgil Belluno, «che cresce la precarietà. È un danno non solo per i lavoratori, ma anche per le aziende: senza continuità, infatti, non c'è professionalità e se manca quest'ultima si rinuncia anche alla qualità del prodotto. Continuiamo poi ad avere più cessazioni che avviamenti».
I disoccupati, dicono dalla Camera del lavoro sulla base dei numeri registrati dai quattro Centri per l'impiego della provincia, lo scorso anno erano 8.100, raddoppiati rispetto al 2007. A questi si aggiungono 2.323 persone che usufruiscono degli ammortizzatori sociali. Se il tasso di disoccupazione nel 2007 in provincia di Belluno era del 2,9%, nel 2010 ha superato l'8%. Per contro, il livello di occupazione è passato dal 67,8% di tre anni e mezzo fa al 63,3% dello scorso anno.
«Di questi 8mila senza lavoro», aggiunge Bressan, «circa il 30% è costituito da giovani. Ce ne sono sempre di più che decidono di andarsene da Belluno. Lo spopolamento è un fatto concreto, a cui si affianca un invecchiamento progressivo della popolazione».
In Italia, infatti, il rapporto giovani/anziani è 1 su 1,44 (un giovane su 1,14 sopra i 64 anni). Leggermente più basso in Veneto: 1 su 1,39. Ma in provincia di Belluno il rapporto sale a 1 su 1,78. «È una tendenza preoccupante», sottolinea Bressan, «diminuiscono i posti di lavoro, ma anche la consistenza della fascia in età lavorativa, convenzionalmente fissata tra i 15 e i 64 anni. E sono più le persone che se ne vanno dalla provincia di quelle "in entrata"».
Un quadro un po' meno preoccupante arriva dai dati relativi a importazioni ed esportazioni, che hanno visto nel 2010 rispetto al 2009 una generale, pur se contenuta, ripresa. E lo scorso anno ha tenuto anche il tessuto produttivo, eccezion fatta per il manifatturiero, che è passato da 2.109 imprese attive a 1.995. «Soffrono anche le imprese artigiane», continua il segretario Cgil, «che sono una parte importante della produzione in provincia. Un dato recentissimo, aggiornato a 4 giorni fa, ci dice che 90 aziende hanno inviato alla Camera del lavoro richieste di cassa integrazione».
«Ci vogliono altri strumenti oltre agli ammortizzatori sociali», commenta Paolo Da Lan della Uil, «in alcune regioni d'Italia esistono i cosiddetti "incubatori di professionalità", che sfruttano il supporto delle categorie per aiutare persone uscite dal mondo del lavoro a mettere in piedi un'attività autonoma. Ma quello che manca in provincia è soprattutto il sostegno degli istituti di credito, specie alle attività piccolo-medie».