«Giovani, non inseguite il mito del posto fisso». Un sacerdote, un politico e un sindacalista alle prese con i dati impietosi elaborati dalla Fondazione Moressa

«Giovani, non inseguite il mito del posto fisso». Un sacerdote, un politico e un sindacalista alle prese con i dati impietosi elaborati dalla Fondazione Moressa
Domenica 6 Giugno 2010, Venezia - I dati dell'Istat sono impietosi: un ragazzo su tre non ha da lavorare. Ma non solo: la Fondazione Moressa ha rilevato che l'anno scorso la disoccupazione giovanile è cresciuta del 38,8 per cento rispetto a quello precedente e sono 54 mila gli under 34 in cerca di impiego. Il futuro, insomma, è a tinte fosche. «La tendenza è strutturale e anche la flessibilità rischia di avere un confine sempre più labile con la precarietà - dice monsignor Fabio Longoni, direttore della Pastorale sociale e del lavoro diocesana - La mancanza di occupazione produce una ricaduta sociale, perché limita i matrimoni e la nascita dei figli. La questione, però, è anzitutto delle famiglie: non si può più educare con la visione del passato del posto fisso, infatti la società è cambiata nel profondo».
In queste condizioni, e con gli stipendi bassi, è difficile mettere su casa, soprattutto se si tratta di far fronte a dei mutui con canoni mensili consistenti. «La prolungata crisi del mercato globale ha accentuato le criticità - afferma Paolino D'Anna assessore provinciale al Lavoro - Io però credo che i giovani debbano re-imparare a fare sacrifici, che non significa dover lavorare per forza a pochi soldi ma mettere in conto che specialmente ad inizio carriera c'è la cosiddetta gavetta da fare, penso a esempio ai turni festivi oppure notturni, o ad altre condizioni, e non si può arrivare da subito dove invece si vorrebbe»
Le analisi dicono anche che studiare non conviene più: più alto è il titolo che viene raggiunto e più si fatica a trovare l'occupazione sicura e remunerativa. «Ma il mio consiglio è di continuare ad applicarsi sui libri e a specializzarsi, magari anche viaggiando all'estero e sperimentando delle esperienze già nel corso dell'Università - spiega Lino Gottardello segretario provinciale della Cisl - Insieme il sistema deve favorire lo sviluppo delle imprese ad alta tecnologia e permettere l'effettivo inserimento in esse delle varie risorse da valorizzare: solo un'economia di qualità è in grado di assicurare dei salari più competitivi».
Alvise Sperandio

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