Gennaio 2010, i numeri sono preoccupanti
BELLUNO. Oltre 679mila ore autorizzate di cassa integrazione e quasi 200 lavoratori inseriti nelle liste di mobilità. E' ancora fosco il quadro della crisi in provincia di Belluno secondo quanto emerge dal report del mese di gennaio di Veneto Lavoro. La situazione sembra complicarsi ancora di più, «segno che la crisi non è passata per nulla», commenta Primo Torresin segretario Cisl. Sulle aperture di crisi, il numero di imprese in situazione di difficoltà nel gennaio 2010 (107 a livello veneto) risulta allineato a quello dei mesi precedenti Ad essere interessate sono le imprese di minore dimensione per motivi di difficoltà di mercato. Per quanto riguarda, invece, le procedure di crisi concluse sono state 125 nel gennaio scorso, un numero nettamente superiore a quelle presentate nello stesso periodo del 2009 (95). In aumento anche la cassaintegrazione, soprattutto quella straordinaria, in cui è compresa anche la cassa in deroga. E se la cassa ordinaria è aumentata dal 2008 fino a quasi la conclusione del 2009, nella seconda parte dello scorso anno e agli inizi del 2010 in netto sorpasso è la cassa straordinaria. Nel dettaglio, per quanto riguarda la "cigo", a gennaio 2010 sono state autorizzate 344.477 ore, a cui si aggiungono le 313.042 ore di straordinaria e le 21.763 di cassa ordinaria nell'edilizia, per un totale di 679.282 ore. Quindici le imprese con trattamenti di cigs in corso, di cui 2 scadute a febbraio, 4 in scadenza ad aprile, una a maggio e altrettante a luglio e agosto. Altre sei nei mesi restanti. Negativo anche il dato sulla mobilità: in base alla legge 223/91 (dipendenti con diritto ad indennità) sono 84 gli inserimenti, 95 con la legge 236/93 (senza indennità). Dei primi, la maggior parte dei disoccupati sono stati iscritti nella lista nei centri per l'impiego di Feltre (52) e di Belluno (26). Il quadro non è incoraggiante e non parla per niente di ripresa, come evince lo stesso segretario della Cisl. «La ripresa non c'è, per cui invito le parti sociali a trovarsi e ragionare per portare a casa non solo ammortizzatori sociali, ma anche condizioni per creare un'inversione di tendenza. Non possiamo, infatti, vivere per sempre con gli ammortizzatori». E poi Torresin aggiunge: «Se qualcuno parla di ripresa, allora mi deve dimostrare che ci sono state delle assunzioni, altrimenti nessuno può permettersi di dire che la crisi è passata». «Io vedo ancora troppe aspettative che la risoluzione dei nostri problemi possa avvenire tramite la ripresa economica. Come velocemente si chiudono aziende e si elimina manodopera, non altrettanto velocemente si ha il riassorbimento dei lavoratori. Dobbiamo creare un'occupazione alternativa».
Paola Dall Anese