GIUSTIZIA. «Il nuovo tribunale è un bisonte da non sfamare»

Imboccando la Riviera Berica dalle Scalette si è aggrediti da un´unghiata del nuovo tribunale, lascito dell´era Hüllweck.

Passi la nostalgia amara di un´organizzazione sindacale che nel vecchio Cotorossi ha visto vivere nobili mobilitazioni operaie; passi per l´impossibilità, ormai diffusa, di intravvedere la linea dolce e naturale dell´orizzonte (si tratta di altra nostalgia vetero). La domanda è: chi lo abiterà quel bisonte? Chi ci lavorerà?

La situazione della giustizia è nota; altrettanto chiara è l´aggressione in corso ai tribunali di Schio e Bassano. Ma non meno drammatica è la situazione di Vicenza: molti servizi vanno avanti con attività di volontariato sorretto da ordini e pensionati, i giudici del lavoro sono due, la prima udienza per una causa di lavoro viene fissata ai primi del 2013. Ma di quale giustizia si parla in questo paese?

Ordini, categorie economiche ed enti locali oggi vestono scudi e corazze per difendere i tre tribunali vicentini. Bene. Siamo con loro, anzi di più. Ma ci permettiamo di ricordare le tante, tantissime volte che (anche in solitudine) abbiamo denunciato che i tagli lineari di Tremonti avrebbero falcidiato la pubblica amministrazione, quella buona e quella cattiva.

E che il blocco del turn - over (fuori 10 lavoratori dentro 2) avrebbe affossato la giustizia e così l´Arpav, la scuola, la sanità, l´università, le Amministrazioni locali, quelle buone e quelle cattive.

E che il blocco sine die del contratto dei lavoratori del pubblico sarebbe stato dannoso alla qualità e l´organizzazione del lavoro.

Non è con decisioni rigide, centralizzate, indifferenziate che si fa buona amministrazione.

Nel privato si vorrebbe affidare ogni contrattazione al livello aziedale, nel pubblico decide tutto Roma. Brunetta sta facendo danni colossali.

Ora siamo tutti d´accordo: difendiamo insieme i Tribunali vicentini e resistiamo al bisogno di riempire la pancia del bisonte del capoluogo. Ma non concentriamoci sull´interesse corporativo o territoriale, chiudendo gli occhi sull´insieme dei problemi.

Non sfuggiamo alla necessità di efficientamento della pubblica amministrazione. Apriamo alla mobilità interna tra strutture pubbliche per rimpiazzare i posti vacanti. Troviamo le risorse che servono, perchè lì sono ben investite.

L´attrattività di un paese (oltre che una legge uguale per tutti) passa anche dalla certezza e dalla velocità della sua giustizia e ciò accresce la produttività di un sistema economico mille volte di più della libertà di licenziare, così cara a Sacconi & C.

Marina Bergamin - Segretaria generale Cgil Vicenza

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