Fusina, Alcoa ferma il Primario. Niente tagli ai posti di lavoro
La multinazionale dell'alluminio Alcoa ha ufficializzato ieri a Palazzo Chigi il piano di rilancio per lo stabilimento di Portovesme in Sardegna. Per il Primario di Fusina, come annunciato, Alcoa ha confermato l'intenzione di chiuderlo per gli elevati costi dell'energia - gli «sconti» in bolletta sono validi soltanto per la Sardegna - con il ricorso alla «mobilità» volontaria, prepensionamenti e ricollocazione nell'annesso Laminatorio. Il Primario occupa 110 lavoratori ai quali s'aggiungono i 60 della annessa fonderia e i 250 del Laminatoio. Alcoa non vuole abbandonare l'Italia e ieri - nel previsto incontro a Palazzo Chigi, iniziato a tarda sera alla presenza dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e dei dirigenti di Alcoa Italia - ha annunciato un piano di investimento da 60 milioni di euro nel triennio 2011-2013, dei quali 40 interesseranno il Primario di Portovesme che occupa 600 dipendenti e i restanti 20 milioni il Laminatoio di Fusina. Sempre che la Commissione Europea, come sembra, non bocci l'autorizzazione al decreto legge italiano che garantisce sconti sulle tariffe energetiche alle aziende «energivore» - come Alcoa - con sede nelle «grandi isole». Per quanto riguarda il sito di Fusina l'azienda ha proposto «l'arresto temporaneo» degli Smelter (le celle fusorie) e la messa in sicurezza del Primario con il «pieno» ricollocamento del personale così suddiviso: trenta addetti rimarranno al Primario per la messa in sicurezza e la manutenzione del sito; contemporaneamente verrà avviata una procedura di «mobilità», ma solo su base volontaria. Lo «scivolo» del pre-pensionamento riguarderà altri 40 lavoratori di Fusina, i restanti saranno trasferiti al Laminatoio, per il quale nei prossimi 2 anni (2010/2011) sono previsti investimenti per circa 20 milioni di euro. Inoltre Alcoa si è impegnata a valutare in fase di accordo di assorbire i trenta lavoratori a tempo determinato (interinali) occupati da anni a Fusina. Del resto da settimane la direzione dell'Alcoa di Fusina ha dato chiari segnali di voler fermare il Primario, senza però per questo mettere in discussione la continuità del Laminatoio, che anzi crescerà grazie al piano di investimenti previsto, e portà quindi occupare una parte dei lavoratori non più occupati al Primario. «L'orizzonte è sereno, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, sicuri di avere adempiuto appieno agli impegni assunti - ha dichiarato il sottosegretario Letta che ha presenziato l'incontro - I risultati raggiunti tutelano Portovesme e Fusina in fatto di occupazione». All'incontro, oltre ai delegati delle Rsu dei due stabilimenti e i segretari nazionali dei metalmeccanici, erano presenti i ministri del Welfare e della Pubblica Amministrazione, l'assessore provinciale di Venezia, Paolino D'Anna. I sindacati hanno risposto al piano di Alcoa in modo diversificato: d'accordo la Uil, possibilista la Cisl e contraria la Cgil.