Formazione: la rivoluzione veneta Si applicherà per la prima volta a tutti il costo standard: un contributo fisso per ogni ragazzo iscritto
Il Veneto è apripista nell´applicazione dei costi standard per la formazione iniziale, quella obbligatoria per i giovani che completano il ciclo delle scuole medie primarie. Un percorso che pone la Regione come area pilota, a livello nazionale, fornendo un parametro di riferimento da poter applicare anche in altre regioni. Ma non solo.
L´operazione costo standard, messa in atto dall´assessorato regionale all´Istruzione e alla Formazione guidato da Elena Donazzan, comprende anche una riduzione dell´esborso di risorse da parte della Regione verso gli enti formativi. Con un risparmio che, in tempi di vacche magre, faciliterà una redistribuzione più equa dei finanziamenti erogati dai ministeri del lavoro e dell´istruzione, con un occhio di riguardo, ci si augura, per chi ha apportato sostanziali economie di scala. Una richiesta che da anni viene rivolta dalla Regione agli attori del sistema formativo e che è stata sistematizzata, in ambito regionale. «La formazione professionale iniziale - sottolinea l´assessore Donazzan - è finanziata in parte dello Stato e in parte dalla Regione, ed è gratuita per i ragazzi che terminano le scuole medie. Quanto è stato fatto in Veneto, rappresenta una scelta importante che va nella direzione di garantire per il triennio di formazione una qualifica reale che possa preludere a un inserimento lavorativo sicuro». E, in effetti, da quanto rileva il referato veneto, dei 17 mila ragazzi che sono coinvolti nei percorsi formativi ben il 97% riesce a trovare una collocazione professionale adeguata alla propria qualifica.
Ma tornando ai costi standard e al parametro veneto che potrebbe diventare quello di riferimento nazionale, Donazzan aggiunge: «Applicando i costi standard alla formazione iniziale siamo riusciti a semplificare notevolmente le procedure burocratiche e amministrative. Un risultato che, in epoca di penuria di risorse, rappresenta un risparmio consistente. Questo aspetto ha permesso, inoltre, di ridurre l´esborso della Regione Veneto verso gli enti di formazione. Eppure, al contempo, garantendo in aula più ore di lezione effettive e meno gravame burocratico».
In sintesi, quindi, questa riduzione di risorse regionali indirizzate agli enti di formazione porterà, secondo Donazzan, «a una richiesta da parte dello Stato di un percorso analogo a quello intrapreso, anche in altre regioni italiane, su modello veneto. La Regione Veneto è stata la prima ad applicare i costi standard in questo ambito con l´obiettivo di rendere unitario il costo della formazione professionale erogata». Secondo le attese dell´assessore alla formazione e in chiave federalista, dovrebbe prodursi una redistribuzione delle risorse tra i ministeri competenti a favore delle regioni più virtuose, nel caso in esame proprio il Veneto. Del resto, assicura ancora Donazzan, «in questa regione si raggiunge il parametro più basso dei costi per ragazzo in aula. Rispetto a Emilia-Romagna e Lombardia, la formazione per ragazzo qui costa sensibilmente meno». Il traguardo raggiunto dal Veneto, riconosce Donazzan, «è frutto di un grosso lavoro di monitoraggio sui costi effettuato da FormaVeneto, la scuola veneta alla formazione iniziale che aggrega tutti gli enti sul territorio, quasi tutti di ispirazione cattolica. E, questa regione, vanta una grossa tradizione formativa che nasce molto tempo fa quando le scuole di formazione erano botteghe dove erano gli stessi artigiani ad insegnare il mestiere».
Antonella Benanzato