Fatturato sceso da 35 a 22 milioni di euro in due anni: l'obiettivo è superare la «tempesta» finanziaria mantenendo 110 dei 143 dipendenti. Concordato per salvare la Scandiuzzi
Fatturato sceso da 35 a 22 milioni di euro in due anni: l'obiettivo è superare la «tempesta» finanziaria mantenendo 110 dei 143 dipendenti. Concordato per salvare la Scandiuzzi
Trenta milioni di debiti, piano di ristrutturazione all'esame dei creditori. L'azienda ha investito in fonti energetiche come l'idrogeno «Abbiamo anticipato troppo i tempi»
Un concordato preventivo "speciale" per tentare di salvare la Scandiuzzi Spa di Volpago del Montello dalla morsa di un debito da 30 milioni di euro. Il piano, presentato al tribunale di Treviso dallo studio Canal & Serraglia, prevede una restituzione del 60% del debito ai creditori chirografari, e il mantenimento in organico di 110 degli attuali 143 dipendenti.
E' una situazione di crisi pesante, quella in cui si è trovata l'azienda di Volpago, attiva nel settore delle costruzioni metalliche, degli impianti industriali e delle tecnologie energetiche (dall'eolico all'idrogeno). Il volume d'affari è sceso dai 35 milioni di euro del 2007 ai 22 stimati per l'esercizio in corso. Da questa tenaglia fra stretta del credito e crisi di mercato (con la quale molte aziende trevigiane fanno i conti), la Scandiuzzi vuole uscire senza crollare. «Non è la classica liquidazione per evitare il fallimento - spiega Ernesto Serraglia, che cura la procedura per conto dell'azienda - bensì un piano di risanamento e ristrutturazione, seppur sotto il "cappello" del tribunale, che sfrutta le modifiche del 2006 e del 2007 alla legge fallimentare. L'azienda è sana dal punto di vista produttivo, il problema è la crisi di liquidità». Sono otto gli istituti di credito esposti in prima linea su un "monte" complessivo di circa trenta milioni di euro di debiti. Saranno quindi loro, nell'adunanza dei creditori fissata per il 29 giugno, a dover garantire il «sì» al piano di concordato (serve un'adesione superiore al 50% delle quote). «Speriamo che capiscano l'importanza di questo progetto - dice Serraglia - che garantirebbe loro il 60% delle somme vantate, oltre alla continuità di un'azienda che ha i mezzi per tornare a essere competitiva dopo questa burrasca finanziaria». Continuità che dal punto di vista produttivo c'è già. «Continuiamo a lavorare, abbiamo commesse per tutto il 2009 - dice il presidente Renzo Scandiuzzi - e i clienti ci hanno manifestato l'intenzione di non interrompere i rapporti. Ci siamo trovati al centro di questa "tempesta perfetta", purtroppo. Speriamo di uscirne». Al momento c'è il "tampone" della cassa integrazione per venti dipendenti.
Un caso emblematico, quello della Scandiuzzi. L'azienda è una delle più innovative della provincia: nata nel settore delle costruzioni metalliche, si è via via specializzata negli impianti industriali (caldaie) per poi dedicarsi alle energie alternative, dall'eolico (con uno stabilimento a Brindisi) all'idrogeno, utilizzato nell'industria alimentare e nell'oreficeria, e in prospettiva come carburante. «Purtroppo abbiamo anticipato i tempi in un settore non maturo - dice Scandiuzzi - e gli sforzi fatti non sono remunerativi».
Fabio Poloni