False coop, mille reclami «Sfruttano i lavoratori». La denuncia della Cisl: «Dipendenti costretti a essere soci»

False coop, mille reclami «Sfruttano i lavoratori». La denuncia della Cisl: «Dipendenti costretti a essere soci»
Verona - Aperto da nemmeno un anno, lo sportello cooperative della Cisl Verona ha già raccolto qualcosa come mille reclami. Lavoratori (spesso stranieri ma non mancano gli italiani) costretti a far finta di essere soci di cooperative che li utilizzano come dipendenti, lasciandoli privi di qualunque tutela in caso di malattia o di mancanza d'impiego. Quando varcano la soglia del sindacato, è perché sono arrivati all'esasperazione. «Uno degli ultimi casi - racconta il responsabile dell'ufficio, Giorgio Ferrari - è una ragazza italiana trentenne che ha appena dato le dimissioni». Convinta che la busta paga fosse più leggera del dovuto, questa ragazza due mesi fa si è rivolta al sindacato: «Noi le abbiamo detto di non dire di essere venuta qui, ma di far finta di essersi confrontata con un amico commercialista». Lavoro e reclami Un migliaio di lavoratori si è rivolto allo sportello cooperative della Cisl in meno di un anno. L'espediente però non è servito. «Dopo dieci giorni hanno smesso di chiamarla, poi l'hanno fatta lavorare saltuariamente e nel frattempo hanno cominciato a spedirle raccomandate, in cui si lamentavano scrivendo che non aveva pulito il water dopo l'uso, o che era arrivata al lavoro in ritardo di due minuti». Alla fine, ha mollato. «Il fatto è che i soci non si possono licenziare, quindi per costringerli alle dimissioni s'inventano di tutto». «Pochi giorni fa - riferisce ancora Ferrari - è venuto qui un lavoratore straniero che era appena uscito da una mobilità. La cooperativa gli aveva firmato un contratto di quattro mesi, ma lo ha fatto lavorare un mese e mezzo. Adesso stiamo cercando di recuperare i suoi soldi, ma non è semplice perché queste società quando ci sono problemi svaniscono nel nulla». Intestate di solito a prestanome stranieri, alla prima difficoltà le cooperative vengono cancellate e sostituite da altre. «La novità - spiega Giovanni Aldegheri, direttore di Confcooperative - è che oramai il committente non se ne accorge nemmeno. L'appalto viene infatti assegnato a un consorzio e quest'ultimo subappalta il servizio a cooperative che fanno e disfano a piacimento, a seconda delle necessità». Quel che è peggio, se vengono commessi reati nessuno rischia nulla. «Se una cooperativa non paga i contributi - fa sapere Aldegheri - lei evita i problemi chiudendo e il committente non è tenuto a versare il dovuto». L'anarchia, insomma, a danno delle cooperative che invece rispettano le regole. «Chi si associa - spiega il direttore di Confcooperative - viene controllato ogni due anni, anche quando non affida a noi la gestione delle buste paga. Diciamo che se una cooperativa non si associa a nessuna confederazione, di solito è perché vuole nascondere qualcosa». Qualcosa che vuole nascondere un po' tutta l'economia. «Dove c'è una grande azienda - dice Ferrari - di sicuro c'è anche una cooperativa». Per contenere i costi del prodotto finito, specie in tempi di crisi, esternalizzare il servizio a cooperative che pagano i dipendenti 8 euro lordi all'ora (contro i 14 che sono il costo minimo del lavoro regolare) è una tentazione troppo forte. «Nell'alimentare - riferisce il sindacalista - oramai ci sono cooperative non solo nella distribuzione in senso stretto, ma anche dentro lo stabilimento, dove gestiscono le celle frigorifere e provvedono a consegnare la merce ai clienti». Come se non bastasse, pure gli enti pubblici si affidano ai loro servizi. «Capisco il privato, che deve puntare al profitto, ma quando lo fa il pubblico siamo all'assurdo». Un caso è quello dell'ospedale di Marzana, dove un anno fa i soci dipendenti hanno scioperato e manifestato denunciando una sfilza di piccole angherie. «L'appalto - ricorda Ferrari - è stato assegnato sottocosto, e gli amministratori pubblici ci dicono che loro non potevano non accettare l'offerta più bassa, perché sarebbero stati ripresi dalla Corte dei Conti». L'argomento non lo convince: «Se nel bando ci si dimentica di scrivere che i lavoratori devono avere una serie di tutele e garanzie, è chiaro che si arriva a questo punto. Il problema è saper scrivere un bando...».

Vedi anche...