FLESSIBILITA’. Licenziamenti più facili e maggiori aiuti ai disoccupati

«Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi». Questa l’indicazione della Bce al governo in tema di mercato del lavoro. In concreto: più flessibilità in uscita con licenziamenti più facili, da compensare però con un rafforzamento del trattamento di disoccupazione e dei servizi di assistenza per la ricollocazione sul mercato. E’ questo lo schema della proposta fatta dal senatore del Pd Pietro Ichino , che sul tema ha già presentato un disegno di legge (il ddl 1873). Proposta che non era dispiaciuta nemmeno al ministro del lavoro Maurizio Sacconi: «Il confronto in tema di licenziamenti partirà dal ddl Ichino», aveva detto pochi giorni fa. In sostanza si andrebbe a prevedere - ma solo per i nuovi assunti - la possibilità di licenziamento per motivi economici, ma la stessa impresa che licenzia dovrebbe poi coprire il trattamento complementare che porterebbe l’assegno di disoccupazione al 90% dell’ultimo stipendio per il primo anno, all’80% per il secondo, al 70% per il terzo e al 60% per il quarto. La cosiddetta “flexsecurity” però non convince tutti. Confindustria è da sempre favorevole a una maggiore flessibilità, ma i sindacati frenano. Caute Cisl e Uil, mentre la Cgil ha già annunciato lo sciopero generale in caso di modifica all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Identica divisione tra i partiti: lo stesso Ichino nel Pd si trova in minoranza (deciso il no alla proposta arrivato da parte del responsabile economico del partito Stefano Fassina) e le novità non piacciono nemmeno a Idv, Sel e Fli.(mi.m.)

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