FARMACEUTICA. Protesta in piazza dei Signori contro la chiusura del centro ricerche e l'esternalizzazione dei servizi. Sindacati dal prefetto per Gsk

«Glaxo ha usato i soldi del territorio nei periodi di crisi, ora non può andarsene senza lasciare nulla»

Salvaguardare e garantire la ricerca a Verona. Questo il motivo dell'incontro, ieri mattina, tra il prefetto Perla Stancari, i segretari provinciali della Cisl, Massimo Castellani; Cgil, Carla Pellegatta e Uil, Lucia Perina; Giovanni Miozzi, presidente della Provincia e una delegazione di ricercatori della Glaxosmithkline. Al prefetto, i sindacati hanno chiesto di farsi interlocutore con Regione e Governo per tenere viva l'attenzione sulla situazione del centro ricerche, per avere, in tempi brevi, piani di possibili sviluppi.
Intanto, le scremature attuate da Gsk continuano. Giovedì è stata la volta dell'esternalizzazione dei servizi di segreteria. La decisione, comunicata dalla direzione all'assemblea degli informatori scientifici, ha come conseguenza la soppressione di altri 18 posti. I sindacati denunciano la volontà dell'azienda di esternalizzare anche l'attività degli informatori scientifici e a rischio sarebbero 100 interni e 200 esterni. «Prima 532 ricercatori e 120 lavoratori dell'indotto, poi la notizia che Gsk ha intenzione di lasciare a casa anche 18 occupati in segreteria, ora la minaccia di ridurre altri 300 posti», affermano i sindacati, «La preoccupazione è supportata dalla consapevolezza che dal 2011 scadranno i brevetti di molti farmaci importanti e a grosso impatto sul fatturato».
A mettere in agitazione i lavoratori è la convinzione che Gsk stia attuando una strategia esclusivamente di riduzione dei costi. «Vorremmo essere parte attiva al tavolo interministeriale e nella scelta delle sorti del centro ricerche», dichiarano i sindacati, «Certo è che non possiamo permettere a Glaxo di andarsene senza lasciar nulla. Noi pretendiamo che l'azienda lasci al centro una dote costituita da macchinari e denaro, dato che ha utilizzato finora soldi erogati dal territorio per affrontare i vari periodi di difficoltà». Non sono molte le soluzioni compatibili con l'obiettivo di conservazione questo patrimonio. Si è parlato di creare attorno a Glaxo un centro di nanotecnologie in ambito biomedico che si raccordi con i centri di ricerca sulle nanotecnologie già presenti in Veneto (Padova con Galileo e Venezia con Vega). E, a quanto si apprende, la costituzione di un parco scientifico all'interno di una precisa identità disciplinare di ricerca transazionale è allettante, ma deve coinvolgere Governo e Regione, per inserire il centro in un circuito nazionale.
Oltre a questa possibilità, rimane sempre valida la proposta di Aptuit, dalla quale si aspetta il piano di sviluppo. L'azienda americana, leader mondiale nei servizi per lo sviluppo della ricerca sui farmaci, ha formalizzato a fine marzo la proposta d'acquisto. «Abbiamo chiesto un incontro per sapere quale piano di sviluppo è previsto», affermano i rappresentanti sindacali, «dato che Aptuit compie ricerca per conto di terzi e noi neuroricerca. Aspettiamo udienza, non vorremmo si trattasse di una semplice cessione del ramo d'azienda». Il timore è giustificato dal fatto che Timothy C. Tyson, direttore generale di Aptuit, ha fatto parte del management di Gsk dal 1988 al 2002 come responsabile di tutta la produzione di Glaxo Dermatology and Cerenex Pharmaceuticals e della parte commerciale di GlaxoWellcome in Usa, dove ha lanciato 32 prodotti, 8 dei quali hanno raggiunto vendite per un valore superiore al miliardo di dollari.
Elisa Costanzo

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