Esplode la protesta. La Diadora si ferma. Dipendenti in sciopero: in gioco 263 posti di lavoro
Aziende in crisi. La Lir di Polegato interessata all'acquisto. Ma la Uil: «Si salverebbe solamente il marchio»
Martedì 16 Giugno 2009, Treviso - Blocco totale alla Diadora. Ieri i lavoratori dell'azienda di scarpe sportive, sono scesi in strada: linee produttive ed uffici deserti e ingressi allo stabilimento principale, a Caerano San Marco, impediti dalla tarda mattinata fino a sera. Lo sciopero e il presidio davanti ai cancelli, con bandiere, slogan e gazebo, continueranno anche oggi.
Ma operai, impiegati e sindacalisti minacciano di proseguire ad oltranza con la mobilitazione: alla base della protesta il timore per le sorti dell'industria da tempo in difficoltà (70 milioni di debiti con le banche) e in procinto di essere ceduta a nuovi proprietari. Tra i pretendenti c'è anche la Lir, la finanziaria che fa capo a Mario Moretti Polegato e a suo figlio Enrico e che, a sua volta, detiene la maggioranza assoluta della Geox: proprio l'acquisizione da parte della società che controlla il gruppo della "scarpa che respira" (che punterebbe così a rafforzare la propria espansione nel segmento della calzatura sportiva) è la più invisa ai lavoratori e alla Uil, la sigla che associa la totalità degli iscritti al sindacato in Diadora.
Secondo il segretario provinciale Antonio Confortin, infatti, il piano della holding prevederebbe di conservare non più di una cinquantina degli attuali 263 dipendenti della fabbrica trevigiana (quelli legati al marketing e alla commercializzazione), di fatto azzerando la produzione. «Questa è un'azienda chiave del settore calzaturiero e dell'intero manifatturiero trevigiano: non può essere liquidata in questa maniera - ribadisce il leader della Uil -. Altrimenti tutti i numerosi discorsi fatti finora sulla necessità di salvaguardare le imprese storiche si ridurrebbero a bugie belle e buone. Io credo che sia ancora possibile una soluzione, ma non è certo quella prospettata da Moretti Polegato, che è interessato solo al marchio».
La decisione del consiglio di amministrazione della Diadora è attesa ad ore: mister Geox viene dato in pole position. Dal suo quartier generale di Montebelluna ripetono che nessuna valutazione sul futuro assetto e sull'organico è stata ancora presa e che Lir è l'unico concorrente con un'esperienza di gestione nel campo calzaturiero. In base alle informazioni dei confederali, sul fronte dell'occupazione sarebbe però preferibile il fondo di investimento Atlantis partner, che garantirebbe all'incirca 180 posti di lavoro, mentre il terzo soggetto inizialmente in corsa, l'altro fondo Orlando Italy, sarebbe ormai fuori gioco.
I sindacati promettono battaglia, insistono che nessuna scelta potrà essere compiuta senza l'avallo dei lavoratori e chiamano in causa la politica. Ieri i manifestanti hanno esposto uno striscione lungo dieci metri, che recitava: "Sacconi dove sei?". «Il ministro del Lavoro - ne spiega il senso Confortin - aveva più volte assicurato il suo impegno per la Diadora. Bene, è ora di dare delle risposte concrete. Qui l'80 per cento degli addetti sono donne, parecchie anche sopra i 45 anni. Dobbiamo mettere in funzione tutti gli ammortizzatori sociali possibili, ma non accetteremo che i posti vengano cancellati».
Mattia Zanardo