Escluso con quello di Trieste dalla mappa prioritaria Ue. L'Europa cancella il porto di Venezia
VENEZIA. L'Unione europea cancella i porti di Trieste e Venezia: non se ne trova traccia sulle cartine che «fotografano» le reti portuali più importanti del Vecchio Continente e che vengono consegnate in commissione Trasporti. Su quelle cartine dove Gioia Tauro, Taranto, Genova e La Spezia fanno bella mostra di sé, accanto ai colossi come Rotterdam e Amburgo, l'Alto Adriatico non c'è.
Una grave dimenticanza? O, peggio, una scelta strategica? Debora Serracchiani e Antonio Canciani, i due eurodeputati del Nordest che siedono proprio in commissione Trasporti, scoprono il «buco nero». Si allarmano. E, facendo gioco di squadra sebbene l'una appartenga al Pd e l'altro al Pdl, interrogano Bruxelles, chiedendo spiegazioni e caldeggiando il «reinserimento» di Trieste e Venezia. «Stiamo aspettando la risposta scritta. Quella orale, purtroppo, non ci ha rassicurati» dice la Serracchiani.
L'antefatto si consuma pochi giorni fa: la commissione Trasporti, il 2 dicembre, si vede illustrare uno studio fresco di stampa sull'evoluzione dei porti marittimi dell'Unione europea. Con un centinaio di pagine fitte fitte, ricche di numeri e cartine realizzate dalla Buck Consultants International in nome e per conto della direzione generale ai Trasporti, quello studio ha uno scopo dichiarato: descrivere lo sviluppo della rete portuale europea, misurandone la crescita e le potenzialità sul mercato mondiale del commercio marittimo, e soprattutto fornire un pacchetto di «raccomandazioni» e «suggerimenti» al Parlamento europeo. Non uno studio qualsiasi, insomma, ma un documento in grado di orientare le scelte future.
E così, ricordando che i porti europei accolgono annualmente 350 milioni di passeggeri e 3,5 miliardi di tonnellate di merci, lo studio indica innanzitutto i 45 scali principali: Rotterdam, Anversa, Amburgo, Marsiglia e Amsterdam occupano agevolmente la top five ma Trieste e Venezia comunque ci sono, l'una a metà classifica, l'altra ai piani più bassi. Subito dopo, però, iniziano le note preoccupanti: lo studio evidenzia come la fase di «regionalizzazione» dei porti, ha fatto emergere quattro tipologie di porti, a partire da quelli principali come Rotterdam. Trieste si trova al terzo gradino, quello dei porti secondari, mentre Taranto, Gioia Tauro e Cagliari conquistano il secondo, quello dei transhipment ports. Non è finita: lo studio sottolinea come alcuni porti secondari abbiano le potenzialità di crescere ma cita Costanza, non certo Trieste e Venezia.
Le note più allarmanti, però, arrivano a mezzo cartine: quella che contraddistingue la portualità europea va da Algeciras a Costanza, da Gioia Tauro a Amburgo, ma non contiene l'Alto Adriatico. E nemmeno la cartina sull'espansione delle regioni portuali nei rispettivi hinterland, cita Trieste e Venezia.
«L'assenza ci ha spaventato» racconta Serracchiani. A stretto giro, gli eurodeputati del Nordest avanzano i propri dubbi: il veneto Cancian chiede e ottiene una risposta orale. Ma non si rasserena, nemmeno un po': gli estensori dello studio si limitano a riconoscere la valenza dell'Alto Adriatico e quindi si preoccupano di citare solo il porto di Capodistria «importante per le merci austriache».
Serracchiani, a quel punto, deposita un'interrogazione prioritaria in cui denuncia l'esclusione di Trieste e Venezia e chiede alla commissione di inserire i due porti. La risposta scritta, ufficiale, non è ancora arrivata: «La stiamo aspettando. Subito dopo, se non otterremo garanzie sufficienti, sensibilizzeremo le Regioni e il governo». Ma il campanello d'allarme, quello, è già suonato.
(Roberta Giani)