«Emergenza Safilo si muova la politica»

Giovedì 3 Novembre 2011,  Belluno - Se il marchio Armani divorziasse da Safilo, per risposarsi successivamente con Luxottica, potrebbero essere 600 i posti di lavoro a rischio nei quattro stabilimenti di Longarone, Padova, Santa Maria di Sala e Martignacco (in totale circa 3.200 dipendenti). Il tema, inevitabilmente, è stato al centro dell’incontro che ieri l’amministratore delegato Roberto Vedovotto ha avuto con il coordinamento sindacale e le rsu di fabbrica per presentare il piano industriale. «La questione - commenta Giuseppe Colferai, segretario provinciale Filctem-Cgil - rappresenta un punto di domanda grande come una casa che non ci fa dormire. E la cosa va chiarita quanto prima». Il collega della Uilta-Uil Paolo Da Lan va oltre: «Qualora il brand venisse acquisito da Luxottica, Longarone dovrebbe affrontare un vero e proprio problema sociale, con svariate decine di persone che perderebbero lavoro e difficilmente ricollocabili». Concorde Nicola Brancher della Femca-Cisl: «Quella di Safilo è attualmente la vera emergenza bellunese. Invitiamo dunque tutti i politici a iniziare a seguire la vicenda affinché non ci si muova troppo tardi».

      Ma non manca chi vede in tutta questa operazione il pretesto per Safilo di razionalizzare il personale e ristrutturare l’azienda. «Se così fosse - commenta Brancher - certo ci dovremmo impegnare a comprendere il da farsi. Ad ogni modo, al momento dobbiamo cercare di tutelare gli stabilimenti Safilo (i più penalizzati sarebbero Longarone e Martignacco) e anche, per quanto riguarda il Bellunese in generale, la tenuta del settore dell’occhialeria che potrebbe subire un netto contraccolpo perché non è detto che Luxottica assumerebbe i lavoratori fuoriusciti da Safilo. Invece non sarebbe male - dice provocatoriamente il sindacalista - se acquisisse direttamente lo stabilimento di Longarone».

      «Il piano industriale che ci è stato presentato - sottolinea Da Lan - comprende il marchio Armani. Certo, se così in futuro non dovesse più essere, le cose cambierebbero. Ad ogni modo, per il momento Safilo punta al potenziamento dei marchi propri (ad esempio Safilo e Carrera), al miglioramento della distribuzione affinché diventi più efficiente e infine al rilancio degli stabilimenti italiani a discapito, per così dire, di quelli stranieri in Cina e Slovenia».

      «E intanto - conclude Colferai - proseguiamo con la gestione tradizionale di fabbrica e lavoratori. Ad esempio andando a definire, nelle prossime settimane, il premio di risultato».

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