Electrolux taglia mille colletti bianchi. La decisione presa da Stoccolma per l’Europa coinvolgerà anche gli stabilimenti italiani, primo fra tutti Susegana
SUSEGANA Il mercato degli elettrodomestici non tira, anzi in Europa vi è una sovrapproduzione di frigo piuttosto che di lavatrici, ed ecco che il «gigante del freddo» è costretto a tagliare, dopo le tute blu, anche i colletti bianchi. Electrolux ne lascerà a casa mille, in tutta Europa, tra cui alcune centinaia anche fra Susegana, Porcia, Forlì, Solaro. Non si sa quanti di preciso: ieri a Stoccolma i dirigenti della multinazionale non l’hanno precisato. Forse si saprà qualcosa di più oggi, in sede di «Comitato aziendale europeo», altrimenti bisognerà aspettare lunedì, a Mestre, quando i manager del gruppo italiano incontreranno i sindacati, che ovviamente sono già in allarme. Anzi, è un doppio allarme perché la partita degli esuberi dei circa 700 operai, tra il Trevigiano e il Pordenonese, è ancora in gioco. Dei 483 lavoratori di Susegana che entro il 2013 dovranno lasciare la fabbrica, soltanto 118 hanno preso il largo, mentre a Pordenone se ne sono andati in 210 su 287. Siccome a pagare, in un’azienda che si rispetti, anche dal punto di vista etico, non possono essere soltanto gli addetti alla produzione, ecco che gli svedesi hanno deciso di metter mano all’organizzazione dei cosiddetti staff di fabbrica. Qualcosa del genere lo avevano annunciato in dicembre, ponendo l’urgente necessità di semplificare la struttura interna agli stabilimenti, rendendola più snella, con meno livelli di comando tra il direttore di fabbrica e la catena di montaggio. Un’operazione non semplice, che tra l’altro costerà al gruppo non meno di 65 milioni di euro. Ieri, in concomitanza con la presentazione del bilancio del quarto trimestre e complessivamente dell’annata trascorsa, c’è stato anche l’annuncio del taglio. Forse non sarebbe potuto accadere diversamente, considerando che l’utile operativo, influenzato negativamente dalla pressione sui prezzi e dall’incremento dei costi delle materie prime, si è dimezzato, anzi è calato del 51%. La concorrenza internazionale – di cinesi, turchi e coreani – è spietata. I frigoriferi che si confezionano a Susegana, per la verità, appartengono all’area del cosiddetto «alto di gamma», sono in altre parole i più sofisticati, ma devono fare i conti con consumatori italiani che non dispongono di risorse. Ne è testimonianza la crisi dei mobilifici che non riescono più a vendere cucine. A Susegana si sono fatti 5 giorni di cassa integrazione ordinaria anche a gennaio, altri probabilmente ne seguiranno a febbraio. La produzione prevista quest’anno è di 730 mila pezzi, ben al di sotto della soglia di sopravvivenza dello stabilimento, fissata a suo tempo in 800 mila. A Susegana, tuttavia, si coltiva la speranza che i prodotti super innovativi che andranno in vetrina, al Salone del mobile di Milano, in aprile, possano riaprire nuove prospettive di mercato. Le agguerrite Rsu di Susegana sono state colte anche loro di sorpresa; ieri erano impegnate a protestare contro il presidente del consiglio, Mario Monti, per la sua estemporanea esternazione sul posto fisso. Francesco Dal Mas