«Effetto Fiat, rischio per 30 mila lavoratori veneti»
«Effetto Fiat, rischio per 30 mila lavoratori veneti»
VENEZIA- Lo sciopero generale proclamato dalla Fiom chiamerà domani in piazza i lavoratori veneti dell'indotto Fiat. In tutto sono circa 30mila gli occupati legati al settore auto nella regione, dei quali 15mila dipendenti di aziende metalmeccaniche. Sono i più vicini al gruppo torinese secondo il segretario generale della Fiom del Veneto Giorgio Molin, i primi a correre il rischio di dover accettare accordi aziendali che derogano dal contratto nazionale: «Molte aziende -afferma Molin -strumentalizzeranno crisi, proponendo inaccettabili ricatti ai lavoratori» . Insieme alle tute blu, al corteo che domattina sfilerà per le vie di Padova, sono attesi anche gli occupati di altri comparti, così come i giovani e gli studenti, i precari della scuola e gli attivisti dei centri sociali. Un asse che si è cementato sabato scorso nell'incontro a Venezia con il leader nazionale della Fiom Maurizio Landini. «La Fiom è diventata un punto di riferimento e siamo convinti -afferma Molin -che a protestare con noi saranno in molti» . Almeno 10 mila, secondo le stime del sindacato, che ha messo in moto la propria macchina organizzativa: 90 pullman raggiungeranno Padova da tutta la regione, più il treno speciale che partirà da Mestre. Oltre mille invece le assemble organizzate nelle fabbriche, per spiegare ai 240mila metalmeccanici veneti (dei quali 29mila iscritti alla Fiom) perché sono chiamati ad incrociare le braccia per otto ore. «Lo sciopero è stato indetto perché la proposta della Fiat -spiega Molin -rappresenta un modello di relazioni sindacali che cancella il contratto nazionale e sopprime il diritto dei lavoratori di eleggere i propri rappresentanti nelle fabbriche» . Grave per la segreteria Fiom anche l'attacco al diritto di sciopero, con l'introduzione di sanzioni per chi protesta. «In Veneto oltre il 60% degli imprenditori -ricorda Molin -si è detto interessato a seguire le orme di Marchionne, ma non c'è futuro -sottolinea il leader dei metalmeccanici veneti -se la competizione è sulla contrazione dei diritti dei lavoratori, invece che sugli investimenti nei processi produttivi» . Tra i cattivi maestri nella regione c'è, ribadisce la Fiom, anche la Fincantieri di Marghera, dopo la scelta «inquietante» di uscire dalle territoriali di Confindustria di Genova e Gorizia, dove sorgono alcuni tra gli stabilimenti più importanti del gruppo. Massimo Favaro