Edilizia, 2011 nero: chiuse trenta aziende. Toigo: «Crisi economica e investimenti pubblici inesistenti». E punta sulla scuola di Sedico per “specializzare” i disoccupati
BELLUNO Un comparto in crisi, ma al tempo stesso in graduale trasformazione. Il 2011 non ha fatto altro che confermare la tendenza negativa degli anni precedenti. E il 2012 non sarà certo migliore. Quello edile è un settore in rosso, con centinaia di lavoratori costretti a restare a casa e decine di aziende costrette a chiudere. Un 2011 da dimenticare. Oltre duecento posti di lavoro andati in fumo, una trentina di aziende costrette ad arrendersi: dalla chiusura della Roni al mancato rinnovo di centinaia di contratti a tempo determinato, il 2011 è stato un anno di lacrime e sangue per il comparto edile: «La crisi», commenta Edy Beniamino Toigo, vice presidente della Scuola edile e segretrario provinciale Filca Cisl, «si accentua giorno dopo giorno. Non passa giorno che in Cassa edile o sui tavoli dei sindacati non arrivino pratiche riguardanti lavoratori alle prese con cassa o mobilità». Futuro nero. Nel 2012 nulla è cambiato, anzi: «Difficile fare numeri, ma sono davvero tante le aziende che sono in grave crisi e centinaia i lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Le imprese lottano con mani e denti per essere regolari nei pagamenti e di conseguenza col “Durc” per accedere ai bandi pubblici, ma cominciano a esserci casi di aziende che ritardano gli stipendi. La situazione è davvero dura». Sos artigianato. Il settore dell’edilizia artigiana risente della crisi che attanaglia le famiglie bellunesi. Tante le cause di questo momento no, dice Toigo, «dal Piano casa che non ha funzionato a dovere alle famiglie che hanno contingentato le spese, per chiudere con le banche che concedono mutui col contagocce. I lavori nel settore privato sono fermi. Cosa fare? Gli enti dovrebbero puntare sul recupero degli antichi borghi, che potrebbero diventare una fonte per il turismo.Servirebbero contributi, ma chi governa sembra sordo alle nostre richieste. Stop ai cantieri. «L’edilizia industriale», prosegue Toigo, «risente invece della crisi degli enti pubblici. I cantieri sono fermi, le strade secondarie non sono curate, ci sono scuole che cadono a pezzi: le manutenzioni davano lavoro alle nostre imprese, ma i Comuni hanno chiuso i rubinetti». Sempre dal punto di vista industriale, Toigo si sofferma sul contratto provinciale: «Siamo fiduciosi di giungere a un accordo dignitoso, anche perché la sezione degli impresari edili ci sembra disposta a collaborare». L’importanza della scuola. Edi Toigo punta sulla scuola edile di Sedico: «Una problematica ricorrente che siamo chiamati ad affrontare è la difficile ricollocazione dei lavoratori che restano a casa. E qui diventa importante la scuola edile, con i corsi legati alle energie rinnovabili, alla bioedilizia, agli impianti fotovoltaici e al restauro di vecchi edifici. La specializzazione può aiutare i disoccupati nella ricollocazione lavorativa, ma sta a noi dirigenti individuare le linee guida per il futuro, perché l’edilizia è un settore in costante trasformazione». L’alleanza con le imprese. Toigo chiama a raccolta tutto il settore: «Aziende, lavoratori, sindacati devono restare uniti: il 3 marzo dobbiamo andare tutti assieme a Roma per rivendicare azioni in grado di rimettere in moto un settore che è ormai fermo da qualche anno. Chi è stato deputato a risolvere questa situazione, deve rendersi conto che non possiamo più attendere».