Economia. Il saldo imprese iscritte e cessate resta negativo. L'altra sfida del comparto: il cambio generazionale. Artigiani, produzione a -5 % «Ma c'è volontà di reagire»

Economia. Il saldo imprese iscritte e cessate resta negativo. L'altra sfida del comparto: il cambio generazionale. Artigiani, produzione a -5 % «Ma c'è volontà di reagire»
La congiuntura negativa morde ma la categoria vuole cogliere l'opportunità di rigenerarsi. I dati dello studio della Confartigianato

Una variazione del volume d'affari sotto la soglia del - 5 per cento, la variazione dell'occupazione sotto lo zero di quasi quattro punti percentuali, una leggera ripresa sugli investimenti ma un saldo tra le imprese appena iscritte (255) e quelle cessate (278), che rimane negativo.
I dati parlano chiaro: la situazione dell'artigianato bassanese rimane fortemente critica e pesantemente segnata da una crisi globale che ha messo in ginocchio moltissime aziende e lavoratori del Nord-Est e dell'area Pedemontana e che non ha risparmiato questo settore della produzione.
Un comparto di cui, anche quest'anno, la Confartigianato vicentina ha effettuato un'accurata radiografia, un'analisi statistica che, attraverso dati, grafici e numeri percentuali, riesce a fornire un quadro esaustivo dell'andamento generale degli affari in ogni mandamento della provincia. Lo studio è stata pubblicato con il titolo di StArt e contiene una ricca serie di indicatori utili per capire a fondo l'evoluzione del sistema produttivo.
«Leggiamo nei numeri i segni di un rallentamento globale dell'economia - commentano, nell'introduzione dell'opuscolo, il presidente provinciale Giuseppe Sbalchiero e quello mandamentale Sergio Serradura - ma contemporaneamente anche la solidità e la forza di un sistema che sa cogliere nelle difficoltà l'occasione di rigenerarsi e di rinnovarsi».
Il comparto, d'altro canto, nel mandamento bassanese raggruppa con 4040 imprese attive e quasi 13 mila addetti tra dipendenti e titolari il 36 per cento delle attività di tipo imprenditoriale dell'intero territorio. Il 78,3 per cento di queste ditte si occupa di produzione in senso stretto, ossia realizza prodotti finiti o semilavorati, mentre il 21 per cento offre un servizio e si occupa quindi di trasporti, estetica o riparazioni. I settori più rappresentati rimangono quelli della metalmeccanica (605 ditte), del legno (436) e dell'edilizia e affini (834). Una categoria quest'ultima, che ha fortemente risentito dello stallo registrato nell'ultimo anno nel campo economico e finanziario. Il quaderno statistico degli artigiani evidenzia poi come, nel Bassanese, il 36,4 per cento delle imprese locali sia a rischio "cambio generazione", ossia saranno interessate, entro qualche anno, da un avvicendamento, tra padri e figli, nella gestione del lavoro.
«Si tratta di una fase di transizione delicata» spiegano i curatori del fascicolo, sottolineando tuttavia come essa possa anche essere colta come un'importante opportunità per garantire continuità all'artigianato locale, che ha visto chiudersi il 2008 con un saldo negativo, pari a - 23, nella differenza tra le imprese appena iscritte e quelle cessate. Non solo; i grafici sulla congiuntura danno, per entrambi i semestri del 2008, la variazione del volume d'affari in caduta libera e sotto la soglia del -5 per cento, così come l'occupazione, al - 4 per cento. L'unica nota positiva viene dal fronte degli investimenti, che paiono in leggera ripresa rispetto agli inizi del 2008.
Eppure i massimi rappresentanti degli artigiani vicentini e bassanesi continuano a guardare con fiducia al futuro e a considerare l'artigianato vicentino come una forza viva e reattiva.
«Nelle tempesta delle fluttuazioni di un sistema economico messo a dura prova da una recessione pesante e generalizzata - sostengono - occorre mantenere i nervi saldi per valutare lucidamente ciò che sta succedendo e reagire in modo razionale ed efficace». C.Z.

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