«Ecco perché i ministri adesso devono aiutarci»

«Ecco perché i ministri adesso devono aiutarci»
Luciana Romanelli è una delle ricercatrici di GlaxoSmithKline, delegata Rsu per la Cgil, che ieri ha partecipato all'incontro in prefettura. «Il ministro Sacconi ci ha chiesto un resoconto dell'attività svolta da noi ricercatori, per capire l'importanza di quanto stiamo facendo. È un segnale che ci fa credere nella scommessa di restare a Verona», dice. E aggiunge:« Il ritorno della ricerca scientifica non è immediato, soprattutto nelle neuroscienze. Invece gli investitori vogliono fare utili subito, e tanti. Eppure noi ci occupiamo di una quantità di malattie, da quelle psichiatriche alle dipendenze, dalla depressione ai disturbi del sonno. Patologie per cui abbiamo portato avanti ricerche importanti. Abbiamo già testato molte molecole per nuovi farmaci. Per noi questo lavoro non è solo un'occupazione ma una passione, un orgoglio. Fino a pochi giorni fa ci dicevano che eravamo dei vincenti. Adesso chiudono? Siamo arrivati tutti giovani, molti si sono conosciuti in Gsk e hanno messo su famiglia».
Francesco Crespi ha 55 anni ed è un ricercatore senior a Gsk. Anche lui è un rappresentante sindacale, per la cisl. Da giovane laureato ha fatto molte esperienze in Italia e all'estero e quando Gsk lo ha contattato, per offrirgli un impiego a tempo indeterminato a Verona, stava lavorando in Inghilterra. Anche sua moglie lavora in azienda. La coppia ha due bambine, di cinque e sette anni. «È ovvio che quando arriva il lavoro fisso pensi a mettere su famiglia, a fare il mutuo per la casa», spiega, «e adesso la prospettiva è di un'incertezza totale. E tutto perchè gli azionisti di quest'azienda, che tra l'altro va bene, invece di aver raggiunto un beneficio preventivato del 14 per cento sono arrivati solo all'11 per cento. Cioè non si sono messi abbastanza soldi in tasca. E se gli azionisti sono scontenti si mandano a casa duemila persone, tra l'Italia e l'Europa. E poi questa decisione avrà una ripercussione pesante sull'indotto».
Spiega, il dottor Crespi, che due anni fa Gsk aveva avviato un centro ricerche in Cina, con una cinquantina di persone. «So che la prospettiva è di ampliarne il numero fino a 1500 e già stanno lavorando a un certo tipo di neuroscienze, come le neuroinfiammazioni e la neurodegenerazione. In Italia, invece, si va a operare una sorta di azzeramento della ricerca in questo campo».
Al ministro Sacconi i ricercatori hanno chiesto, in base al Trattato di Lisbona, di coordinare un tavolo europeo sui tanti ricercatori europei che non hanno più sbocchi. «Oltre al danno molti noi hanno avuto anche la beffa di lasciare posti di lavoro certi per accettare le proposte di Glaxo. E adesso, come me, rischiano di perdere tutto e di non avere nemmeno più prospettive per il futuro».E.CARD.

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