EQUAL PAY DAY La giornata Fidapa dipinge un quadro critico
Donne discriminate sul lavoro
Martedì 25 Maggio 2010, Belluno - Sono 125 le bellunesi che lo scorso hanno hanno rinunciato al lavoro dopo la maternità, confermando la discriminazione sul lavoro di cui soffre la provincia. Nonostante il 60% di occupazione femminile, le lavoratrici di casa nostra sono fra le meno retribuite a livello regionale e detengono il record nazionale negativo per natalità, fecondità e nuzialità. Lo hanno denunciato ieri in coro i relatori intervenuti all'Equal Pay Day (Giornata per la parità di retribuzione per parità di mansione), organizzato dalla sezione locale Fidapa presso l'Auditorium del capoluogo.
«Solo il 3,3% delle bellunesi ha figli - ha spiegato il sociologo Diego Cason - contro l'8% della media regionale». Allarmante è anche il tasso di matrimoni, che si ferma al 3,4% contro il 4% del Veneto. «La maggiore stabilità matrimoniale per molte lavoratrici è una necessità, non una scelta» ha messo in guardia Cason. La debolezza delle donne che lavorano nella nostro territorio sarebbe aggravata, infatti, anche da medie retributive ben più basse di quelle dei colleghi maschi: -17,2% a fronte di una differenza media regionale del 15,5%. La maggiore disparità nel riconoscimento economico si avrebbe nei ruoli medio-alti secondo il segretario provinciale Cisl, Anna Orsini, cui ha fatto eco anche la sindacalista Uil, Alessandra De Bettin, confermando pensioni medie per le donne bellunesi al di sotto dei 500 euro, contro una media nazionale di 700 euro. «La nostra realtà locale si conferma discriminante per le donne, che con studi superiori agli uomini percepiscono stipendi uguali, ma sono costrette da obblighi familiari al partime (il 72% dei dipendenti del Comune di Belluno a orario ridotto è donna), penalizzate nella carriera e a rischio povertà» ha commentato l'assessore comunale Maria Grazia Passuello.