ECONOMIA. La regione (e Vicenza) tra i primi nella classifica "nera". Piccole imprese

La crisi ha colpito di più le venete La Cgia: «Gli studi di settore ci assegnano un triste primato già dal 2008. Hanno pagato pesca, tessile, trasporti e casa».

La crisi del lavoro autonomo e della piccola impresa ha radici lontane: emerge già dai dati degli "studi di settore" del 2008 e ha colpito, come era prevedibile, prima di tutto le capitali storiche della piccola impresa, e cioè i territori del Veneto. Gli studi di settore, sottolinea la Cgia (Confartigianato) di Mestre, sono «un termometro molto eloquente sullo stato di salute del lavoro autonomo e della piccola impresa», e nel 2008 «hanno assegnato al Veneto un triste primato: siamo la regione d'Italia che ha registrato la contrazione media dei redditi dichiarati più rilevante (-4,8% rispetto al 2007)». A seguire le Marche (-4,3%) ed Emilia Romagna e Toscana (-2,8% e -2,6%).
Sono dati resi noti ieri da "Il Sole 24 Ore", basati su su cifre del ministero dell'Economia. «È il risultato della crisi che nel 2008 ha fatto segnare una riduzione del Pil nella nostra regione dell'1,1%. Non osiamo pensare - dice Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - cosa emergerà quando avremo in mano i dati delle dichiarazione dei redditi del 2009. Con una caduta del Pil nel nostro territorio che è stata pari al 5,5% circa l'esito dovrebbe essere molto più pesante di quello emerso oggi. Di certo le novità tecniche che verranno introdotte già da quest'anno, dovrebbero attutire in parte la batosta».
A livello provinciale sono state Venezia e Rovigo a subire il riflesso più pesante: la riduzione del reddito medio rispetto al 2007 è stata per entrambe del 7%. Fuori dal Veneto, solo Prato ha subito una contrazione più importante a livello nazionale (-8,5%). Al quinto posto troviamo Treviso (-5,6%), all'ottavo posto Vicenza (-4,9%), al nono posto Padova (-4,8%) e al 23esimo posto Verona (-2,6%).
Quali settori hanno subito gli effetti più negativi? «Nella nostra regione - conclude Bortolussi - sono stati la pesca, il tessile-abbigliamento-calzature (Tac), i trasporti, la ristorazione e, soprattutto, il comparto casa. In attesa della tanto agognata ripresa economica, probabilmente con la regionalizzazione degli studi di settore che saranno operativi già da quest'anno, è molto probabile che si registrerà una riduzione degli scostamenti tra quanto richiesto dal fisco e quanto dichiarato dai contribuenti». Come reddito medio 2008 i contribuenti veneti si piazzano al 4° posto a livello nazionale con 33.400 euro. A livello di singole province guida Treviso con 35.300 euro. Seguono nell'ordine (vedi grafico) Belluno, Padova, Verona, Venezia, Vicenza, penultima in regione, e infine Rovigo. La nuova normativa sul costo e sul consumo dell'energia elettrica mette in allarme l'Adiconsum del Veneto. I consumatori potranno realmente risparmiare? «L'entrata in vigore da oggi, 1° luglio, della cosiddetta tariffa bioraria è obbligatoria perchè disposta dall'Autorità per l'energia elettrica e gas, - dice Valter Rigobon, segretario generale Adiconsum Veneto - e prevede che costerà di più consumare energia dalle 8 alle 19 dei giorni feriali, e costerà invece meno dalle 19 alle 8 sempre nei giorni feriali e in tutte le ore di sabato, domenica e in tutte le festività. Tuttavia, per avere un minimo di risparmio bisogna utilizzare l'energia elettrica nella seconda fascia per il 67% del consumo totale mensile. Una cosa non semplice da attuare, specie per la fascia di popolazione meno giovane. E c'è quindi il rischio che il costo della bolletta anziché diminuire, aumenti». Si tratta perciò di fornire le necessarie conoscenze ai consumatori in ordine alla tariffa bioraria per i cittadini che sono nel mercato elettrico. È stato questo il tema al centro di un convegno regionale organizzato da Adiconsum, Cisl, Flaei ed Enel.
«La nuova tariffa bioraria - dice Luigino Zuin (Enel) - ci per- metterà anche di fare un'analisi dei consumi delle persone diversificati in base ad ore, mesi e date precise. Implica anche una rivoluzione nelle abi- tudini perché va puntata l'at- tenzione su quando si consuma piuttosto che su quanto».

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