È la famiglia il vero welfare dei giovani

È la famiglia il vero welfare dei giovani
Da un recente studio condotto da Bankitalia si evince l'importante ruolo giocato dalle famiglie italiane in tempo di crisi.
Dove hanno fallito governi, parlamenti e summit internazionali, la famiglia è rimasta il saldo pilastro a sostegno delle giovani generazioni e non solo.
Essa è l'unico vero ammortizzatore sociale che ha difeso come uno scudo gli italiani dai colpi della crisi economica globale.
Oggi le principali difficoltà degli individui ad emanciparsi e a rendersi autonomi dal nucleo famigliare sono imputabili soprattutto al fronte del lavoro e alla scarsa possibilità di crescita professionale. Ma quanto a lungo la famiglia avrà la capacità di attutire gli shock negativi del nostro sistema economico-sociale? Affidare alla famiglia un ruolo vicario rispetto alle politiche pubbliche significa ammettere che vi è una rete di protezione differenziata a seconda della famiglia di origine, facendo sorgere dubbi se un sistema del genere sia equo e giusto.
Se la famiglia si rivela fondamentale per garantire maggior sostegno agli individui, pure in età adulta, c'è il rischio che essa si trasformi in una sorta di gabbia e di freno generazionale.
La maggior dipendenza dalla famiglia d'origine limita la capacità dei giovani di proseguire progetti di vita autonomi, la loro partecipazione economica e sociale, la loro propensione ad abbandonare la condizione di «figli» e di assumere il ruolo di genitori.
C'è da aggiungere che ciò si tramuta in costi per i singoli e per la collettività, alimentando la consapevolezza che questo non è un Paese per giovani e che sono i padri ad aiutare i figli. Inoltre, molto forte e radicata è la rete di scambi e di favori tra parenti e di natura amicale.
In Italia la quota di famiglie nelle quali tutti i componenti sono senza lavoro rispetto al totale delle famiglie italiane, è più contenuta rispetto agli altri principali paesi europei. Ciò dipende dalla minore presenza di famiglie con un solo componente in età di lavoro e potrebbe segnalare una più accentuata tendenza degli italiani a vivere in famiglie «allargate» con più adulti oltre il capofamiglia e al coniuge, e a costruire un nucleo familiare solo se occupati. Tenendo come riferimento i dati dell'anno scorso, si riscontra che, per effetto della crisi, il numero dei nuclei completamente privi di lavoro è cresciuto di quasi il 10% e numerose sono le famiglie con un solo componente occupato.
In un contesto simile, le nuove generazioni non possono guardare a prospettive socio-economiche migliori rispetto a quelle dei genitori e questo perchè, in fin dei conti, la crisi ha colpito prevalentemente i giovani che vivono in famiglia, nella maggior parte dei casi senza un lavoro stabile, mentre l'occupazione dei capofamiglia ha mostrato segnali di maggiore tenuta.
La diffusione dei contratti di tipo precario, lo scarso impegno diffuso a garantire una stabilità lavorativa e di conseguenza pensionistica, lo sviluppo di forme di tirocini gratuiti spesso accettati solo per fare «curriculum», la non consapevolezza dell'importanza di corsi di formazione professionale e dell'avanzamento di carriera rendono i giovani la fascia di lavoratori più deboli e vulnerabili. Un quadro che mette ulteriormente in evidenza la criticità del nostro welfare.
Sergio Tonellato Segretario Provinciale Uil Pensionati