E già partita la corsa «Aiutate molte imprese in crisi»
E già partita la corsa «Aiutate molte imprese in crisi»
Il sistema ha retto nonostante la crisi, è stata preservata la coesione sociale grazie all'atteggiamento responsabile di lavoratori, imprese e sindacato. La reazione delle aziende è stata determinante. Sono i tre aspetti positivi che Francesco Peghin traccia al termine del suo mandato a presidente di Confindustria Padova. Un quadriennio spaccato a metà: prima la crescita della produzione a due cifre, poi l'avvento della crisi. Una stagione sofferta per l'economia, una sfida che per le imprese vuole dire più investimenti in ricerca e innovazione, più aggregazioni, più presenza nelle aree del mondo destinate a trainare la domanda nei prossimi anni. Presidente Peghin, il suo successore sarà Massimo Pavin? Come avete lavorato in questi anni assieme? «Il presidente non ha alcun ruolo in questa decisione. Lo valuteranno gli associati. Il nostro è stato un lavoro di squadra che ha coinvolto Massimo Pavin, Francesco Bettella e Jacopo Silva: non sono un accentratore, c'è stato un gran coinvolgimento». Cosa vi chiedevano gli associati? «Di portare avanti le richieste delle aziende, sia a livello interno che verso l'esterno. Il primo anno abbiamo ricompattato l'associazione. Fino a metà del 2008 c'è stata una crescita dell'economia, con la crisi tutto è cambiato e si è presentato un mondo diverso. Nell'ultima fase c'è stata una grande unione, non ci sono state fratture com'è accaduto in altre associazioni. C'è stato un lavoro di riorganizzazione, di ringiovanimento dei vertici. Siamo stati in grado di creare un'associazione più efficiente, riducendo i costi della struttura. Questo ci ha permesso di ridurre i costi associativi del 10 per cento. E' stato fatto un lavoro di rappresentanza cercando di essere propositivi sui temi del futuro, dall'innovazione alle reti d'impresa». Qual è stato il ruolo di Padova e del Veneto nel panorama nazionale? «Con Andrea Riello è stato fatto un lavoro importante, che ha visto il Veneto ricoprire la veste di attore principale per l'elezione di Emma Marcegaglia. C'è stata una forte sinergia territoriale». Dov'è stato rivolto il maggiore impegno? «Negli ultimi 18 mesi abbiamo affiancato 382 associate nell'accesso agli ammortizzatori sociali. Il buon funzionamento della Cassa ha permesso di salvaguardare dalla crisi qualcosa come 12.000 posti di lavoro. Se aggiungiamo i 3.100 lavoratori attualmente in Cig, ma con prospettiva di ritorno alla normalità, il numero supera le 15.000 unità. Ci siamo occupati pure di riqualificazione e ricollocamento di più di mille addetti metalmeccanici, della moda e di altri settori in crisi. Ci siamo impegnati anche nel sostenere una riconversione competitiva delle imprese che riguarda processi, prodotti e mercati. Per farlo abbiamo puntato su innovazione, reti, aggregazione e credito. Grazie alla firma di un accordo più di mille aziende padovane hanno ottenuto la moratoria di un anno su mutui e leasing». Piccoli artigiani e commercianti accusano le banche di aver finanziato solo le grandi aziende, è vero? «Ci siamo molto impegnati nell'assistenza alle aziende nei rapporti con le banche. Il problema dell'erogazione del credito esiste. Si è passati da un'elargizione leggera e facile ad una ristrettezza generalizzata. Fino a due anni fa si finanziava tutto, soprattutto a ditte immobiliari. Servono aziende più capitalizzate e progetti seri e credibili. La critica che rivolgo alle banche, i cui centri decisionali sono troppo spesso lontani dal territorio, è di aver pensato troppo agli investimenti e poco alla concessione del credito, indispensabile per il bene dell'economia». Com'è stato in questi anni il suo rapporto con la politica padovana? «C'è stata costruttività, anche se Confindustria Padova è stata sempre apartitica. Ci siamo trovati bene con il sindaco Flavio Zanonato, con Vittorio Casarin prima e con Barbara Degani poi. Non abbiamo mai avuto timore di lanciare le nostre proposte. Il nuovo ospedale lo consideriamo una nuova direttrice di sviluppo, anche per la ricerca». Padova «vede» l'attesa ripresa occupazionale? «E' presto per dirlo. I segnali dell'occupazione sono sempre ritardati. Le aziende metalmeccaniche, per fare un esempio, hanno perso tra il 30 e il 50 per cento dei fatturati. Il trend di ripresa è del 10 per cento e forse non si tornerà più ai livelli della pre-crisi. Ci sarà un ridimensionamento. Lo sviluppo del manifatturiero sarà determinante». Perché aziende multinazionali fuggono da Padova e dal Nordest? «Siamo diventati meno attraenti e le grandi aziende, con più sedi, si spostano senza problemi. E' un problema del mondo politico. Serve una riflessione della classe politica. Solo per fare alcuni esempi, l'energia ha un costo elevato rispetto ad altri stati, in Francia le aziende la pagano il 40 per cento in meno, il carico fiscale è molto elevato, il costo della logistica è alto rispetto alla media. Troppo spesso l'ampliamento di uno stabilimento richiede anni di permessi. Ecco perché si preferisce andare altrove, dove tutto è più agevolato. Su queste problematiche, sulle quali siamo ingessati, abbiamo fatto sentire spesso la nostra voce. Tornando all'energia, una delle nostre palle al piede, attraverso il consorzio Padova Energia abbiamo ottenuto vantaggi concreti per le aziende, un risparmio sui consumi elettrici che, dal 1999 al 2009 è stato di 45 milioni di euro». La disdetta di Federmeccanica al contratto ha suscitato tensioni anche a Padova, sono giustificate? «E' stata una scelta coerente con l'attività di Confindustria, spero condivisa con la Cgil, non abbiamo bisogno di conflittualità. Il rapporto con il sindacato è buono. Costruttivo e positivo». Il tavolo fra le categorie economiche a Padova funziona ancora? «Non è mai cessato, viene convocato ad hoc, è utile, presente, vivo. Rete impresa la vediamo con occhio positivo». Univeneto dovrebbe partire a breve? «Sarà una grande innovazione, utile sia per il territorio che per le aziende. Un patto federativo tra gli atenei del Nordest per vincere la sfida in Europa e restare la locomotiva dell'innovazione». Il Parco Scientifico Galileo del quale lei è presidente come si rilancia? «La Regione dovrà essere un attore principale per fare rete con altri parchi. E' una sfida importante, questa, per le imprese e si stanno puntando molte risorse. Deve dare supporto alle nostre aziende. C'è una prova della rinnovata fiducia nell'associazione ed è la tenuta del numero di associati, pur in un periodo di crisi dura: 1.800 con 67.000 dipendenti, con 310 nuovi iscritti negli ultimi quattro anni».
Carlo Bellotto