«E' finita la chimica del cloro ma c è un futuro fenomenale per l'area di Porto Marghera»

«E' finita la chimica del cloro ma c è un futuro fenomenale per l'area di Porto Marghera»
Venezia. «Se la chimica del cloro a Porto Marghera chiude la colpa non è dell'Eni e il sindaco Massimo Cacciari lo sa bene. Il sindaco e i sindacalisti lo sanno perché hanno firmato anche loro gli accordi di programma che prevedevano la cessione delle produzioni a Ineos, che poi si è defilata, lasciando il posto alla Vinyls che ora è commissariata». Lo ha detto ieri Paolo Scaroni - vicentino di nascita, già numero uno di Pilkington, poi dell'Enel e ora amministratore delegato dell'Eni - nell'intervista rilasciata ieri alla Nuova, prima della cerimonia per i 40 anni di partnership Eni-Gazprom, organizzata a Palazzo Ducale, alla presenza del governatore del Veneto Galan e dei dirigenti russi della Gazprom. Venezia e l'economia del Nordest ce la faranno a superare la profonda crisi economica che nell'ultimo anno sta mettendo fuori gioco un gran numero di aziende, soprattutto manifatturiere? «Ho avuto modo, come presidente di Unindustria Venezia, di conoscere bene la fenomenale capacità di adattamento delle imprese del Nordest, anche quando la concorrenza era più forte. Per questo sono convinto che usciranno da questa crisi, ci vorrà del tempo, ma poi saranno più forti di prima, anche a Porto Marghera». La candidatura di Venezia per le Olimpiadi 2020 può essere anche un'occasione per un nuovo sviluppo di Porto Marghera? «Mi sembra un'operazione molto complicata, in ogni caso non c'è bisogno delle Olimpiadi per risollevarsi. Ho sempre pensato che un'area attrezzata come questa abbia un futuro fenomenale, compresa l'industria, ma le Istituzioni debbono parlare chiaro e dire quello che vogliono fare a Porto Marghera. Altrimenti, giustamente, le aziende non investono al buio sul loro futuro in una determinata area, senza punti di riferimento». Il sindaco Cacciari ripete che solo l'Eni, che tanto ha avuto da Venezia, può salvare la chimica. Non solo, accusa l'Eni di non favorire il salvataggio di Vinyls? «Da molti anni Eni ha deciso di uscire dalla chimica del cloro perché non è più conveniente e lavora solo in perdita. Il sindaco Cacciari non può stupirsi per quel che sta accadendo, anche lui ha firmato nel 1998 e poi nel 2006 gli accordi di programma per Porto Marghera in cui è prevista la cessione dell'intero ciclo del cloro prima ad Evc e poi ad Ineos, mettendo sul tavolo anche un investimento al 50 per cento per il nuovo impianto del clorosoda. Che c'entriamo noi se Ineos, e poi Vinyls hanno fermato gli impianti e portato i libri contabili in tribunale?» Anche i sindacati dei chimici accusano Eni di aver condannato a morte la chimica di Porto Marghera? «I sindacati non possono dire questo. Eni e le sue società non hanno mai licenziato nessuno, nemmeno quando sono state chiuse produzioni non più convenienti. Anzi Eni si è fatta carico anche degli esuberi di altre aziende. Nei confronti di Vinyls, società in amministrazione straordinaria, il nostro è un atteggiamento molto responsabile visto che vantiamo un credito di 100 milioni per forniture fatte a Vinyls e prima e Ineos, che non ci sono mai state pagate. Malgrado ciò, abbiamo continuato a rifornirla di utilities e abbiamo siglato un verbale al ministero che prevede nuove forniture di materie prime, a fronte però di garanzie effettive di pagamento. Che dovremmo fare di più? Chi ci critica dovrebbe chiedersi perché le multinazionali presenti a Porto Marghera e con impianti in tutto il mondo, decidono di chiudere tutte quante proprio i loro stabilimenti di Porto Marghera?». L'alto costo dell'energia forse è una delle cause dell'abbandono di Porto Marghera da parte delle grandi industrie? «L'energia in Italia costa molto, è vero, ma è il frutto delle scelte di politica energetica fatte negli ultimi 30 anni. L'Italia, unica nazione in tutto il mondo, dopo il referendum sul nucleare ha chiuso le centrali che aveva già costruito e messo al bando quelle nuove. Se non l'avessimo fatto ora anche noi, come i francesi o i tedeschi, avremmo un'energia a costi accettabili». Ci vuole una centrale nucleare anche in Veneto? «Che l'Italia si debba dotare di una certa quota di nucleare è un fatto condivisibile. Dove localizzarlo non tocca a noi deciderlo». Voi resterete a Venezia? «Eni non ha deciso di andarsene, a Marghera abbiamo il cracking di Polimeri e la Raffineria, due attività che manteniamo e sulle quali continuiamo a investire malgrado siano in perdita». A proposito della Raffineria, il sindaco Cacciari ha minacciati di non rinnovare la concessione se Eni non farà di più per la chimica del cloro. Lei che risponde al sindaco? «Per la Raffineria abbiamo un piano di investimenti per il reforming, ancora in attesa di tutte le autorizzazioni previste. Ma se Venezia non vuole più una raffineria di petrolio dentro la laguna che lo dica e noi non faremo altro che spostare i nostri investimenti da un'altra parte».
Gianni Favarato

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