È crisi senza fine nella Bassaper il legno e mobile d'arte
È crisi senza fine nella Bassaper il legno e mobile d'arte
I sindacati: mercato in flessione, ma anche molte piccole aziende che hanno vissuto di rendita per anni senza investimenti, innovazione e marketing
Il settore del legno e del mobile d'arte, un tempo settore trainante dell'economia della Bassa Veronese, stenta a riprendersi dalla crisi.
Basti pensare che nei primi mesi del 2011 si è registrato un aumento del 30% delle aziende che hanno chiesto di poter usufruire della cassa integrazione in deroga: segnale che il periodo di difficoltà, iniziato ormai nel 2009, non è affatto concluso.
«In questi ultimi anni, abbiamo assistito a numerose ristrutturazioni aziendali e a una forte riduzione del lavoro», spiega Graziella Belligoli della Fillea-Cgil di Verona in un incontro con la stma a Cerea, «negli ultimi mesi, purtroppo, non sta andando meglio: tutte le piccole imprese di serramenti, che finora erano riuscite a mantenere un ritmo pressoché regolare, adesso stanno frenando a causa della crisi dell'edilizia».
OCCUPAZIONE KO. Tra il 2010 e il 2011, 1.000 lavoratori della Bassa Veronese sono rimasti senza lavoro, in mobilità. Le aziende in crisi sono state 2.075, i lavoratori coinvolti 22.670 e le ore di cassa integrazione ordinaria utilizzate 23.600, quelle di cassa integrazione straordinaria 45mila e quelle di cassa in deroga 31mila: si stima che oltre il 60% di questi dati riguardi lavoratori del settore del legno.
Secondo la Belligoli, il problema è in parte legato alla natura stessa del prodotto. «Il mobile non è uno degli elementi prioritari della vita quotidiana», prosegue la segretaria di Fillea-Cgil, «pertanto finché questa congiuntura sfavorevole non passerà definitivamente, la ripresa continuerà a essere lenta».
RESPONSABILITÀ. Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, ci sono anche precise responsabilità di chi non ha saputo trainare queste imprese artigiane verso un futuro più florido.
«Molte piccole aziende hanno vissuto di rendita per anni, andando avanti per inerzia, senza un progetto di sviluppo e senza fare investimenti in innovazione, marketing o prodotto», sostiene Pietro De Angelis, della Feneal-Uil di Verona, «quando il meccanismo si è rotto, sono entrate in crisi, incapaci di gestire ciò che stava accadendo».
Secondo De Angelis, il primo passo che il settore può fare per uscire dall'impasse, è riunire tutti gli attori - sindacati, imprenditori e istituzioni - e trovare insieme le migliori soluzioni per rilanciare l'intero distretto.
D'accordo con lui è pure Renato Ceccarello, della Filca-Cisl di Verona. «Negli anni pre-crisi, gli artigiani della Bassa Veronese tendevano a competere con i rivali puntando non sull'innovazione, ma sulla riduzione dei costi», spiega Ceccarello, «in un contesto globale come quello che si è venuto a creare, ciò non è più possibile: le piccole imprese non possono più pensare di andare avanti da sole», conclude Ceccarello, «devo fare sistema e trovare forme nuove di collaborazione anche con le istituzioni».
CONVEGNO SABATO CON LE ISTITUZIONI. Temi forti di cui si parlerà sabato dalle 9 alle 12,30, in fiera a Cerea, dove Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno organizzato una tavola rotonda dal titolo: «La crisi nel settore del legno». Tra gli ospiti: Giovanni Miozzi, presidente della Provincia; Paolo Marconcini, sindaco di Cerea; Ottorino Magnabosco, presidente della sezione Legno di Confindustria Verona; Franco Bicero, presidente Unital Api Verona; Andrea Bissoli, presidente Upa Verona; Angiolina Mignolli, presidente Cna Verona; Alfonsino Albarello, presidente Ordine dei consulenti del lavoro di Verona; Leonardo Lucchini, segretario generale Fillea-Cgil Veneto e Grazia Chisin, segretaria Uil Veneto con delega alle Pari opportunità.
Manuela Trevisani