Duecento croci per la chimica

Venerdì 11 Giugno 2010 - Venezia - Duecento croci, duecento lavoratori. Le hanno portate un po' a spalla (quelle più grandi) e un po' a mano, da piazzale Roma sino in piazza San Marco. Appena partiti le hanno depositate sul ponte di Calatrava, sembrava un'installazione della Biennale Arte, invece era la protesta degli operai di Vinyls, dell'ex Sirma, della Nuova Pansac e di altre aziende in crisi di Porto Marghera.
Ogni croce simboleggiava decine di posti di lavoro perduti e altrettanti a rischio. Più che una protesta, insomma, un funerale del lavoro perché ogni fabbrica che chiude lascia un vuoto che raramente viene riempito da altre attività alternative. I lavoratori, assieme ai sindacalisti veneziani di Cgil, Cisl e Uil dei chimici, hanno camminato lungo la strada Nuova e sono arrivati in piazza San Marco dove hanno inscenato una sorta di crocifissione senza vittime. Quello di ieri mattina, hanno detto i segretari, è stato un avvertimento al Governo e alle istituzioni locali: se non arriverà in fretta una soluzione per Vinyls e il ciclo del cloro, la mobilitazione riprenderà anche a Venezia, come in Sardegna dove da oltre 100 giorni i cassintegrati occupano l'isola dell'Asinara. La prossima settimana, il 15 giugno, si terrà un nuovo incontro, convocato a Roma dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), con sindacalisti, aziende e istituzioni. Ma i rappresentanti dei lavoratori nutrono poche speranze, anche dopo la risposta del sottosegretario del Mise, Stefano Saglia, all'interrogazione del parlamentare Mauro Pili (Pdl). «Dopo averci fatto un riassuntino dei fatti noti - ha dichiarato un altro deputato sardo, Guido Melis (Pd) che ha paragonato il Governo a Ponzio Pilato - il Governo ci dice che ci sarà un nuovo bando internazionale (al buio) e che si aprirà un tavolo (l'ennesimo). Prima ci inondano di promesse elettorali mirabolanti, poi non sono neppure in grado di costringere l'Eni a riprendere la produzione per salvare gli impianti».
Martedì prossimo tre pullman partiranno da Marghera, Ravenna e Porto Torres per portare i lavoratori a manifestare davanti alla sede del Ministero. Il tempo stringe perché nel giro di un mese, se nel frattempo non verrà approntata una soluzione, rischia che non ci siano più i soldi per pagare i lavoratori che garantiscono i presidi di sicurezza agli impianti, e quindi che le fabbriche debbano essere smantellate.

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