«Due cooperative su tre sfruttano i dipendenti»
«Due cooperative su tre sfruttano i dipendenti»
VERONA - «Negli ultimi cinque anni il numero delle false cooperative è cresciuto enormemente. Se nel 2006 ogni tre cooperative, una poteva essere considerata spuria, ora il rapporto si è invertito. Adesso sono due su tre le cooperative che sfruttano i dipendenti applicando indebitamente le minori tutele previste per i soci lavoratori» . Lo dice Giovanni Aldegheri, direttore di Confcooperative. Per porre un freno al proliferare di cooperative che, in violazione del proprio statuto, sfruttano il lavoro di manovalanza straniera facendo finta che si tratti di soci, quando in realtà sono dipendenti privi di tutte le garanzie previste dai contratti nazionali di lavoro, associazioni di categoria e sindacati hanno firmato ieri un protocollo in cui chiedono più controlli. Confcooperative, Legacoop e Agci, che recentemente hanno costituito l'Alleanza delle Cooperative Italiane, hanno incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e hanno firmato un documento in cui chiedono di «sviluppare un intervento coordinato a partire dal settore della logistica, avendo raggiunto in sede nazionale un accordo che dà vita ad un contratto nazionale specifico, che regola i rapporti di lavoro e vuole introdurre elementi di trasparenza nel mercato, garantendo trattamenti adeguati ai soci delle imprese cooperative» . Il ricorso alle esternalizzazioni dei servizi e il proliferare di cooperative che assumono mansioni specifiche all'interno delle grandi aziende, è un fenomeno che ha radici lontane, ma che ha subìto una forte accelerazione negli ultimi anni, col ricorso a gare almassimo ribasso, vinte grazie alla compressione esagerata del costo del lavoro. «Questo processo -dice Aldegheri -ha finito con lo sviluppare un settore consistente sia sotto l'aspetto dell'evoluzione tecnologica sia per dimensione occupazionale» . Anche a Verona, i dati camerali indicano il superamento della decina di migliaia di addetti occupati dalle sole cooperative iscritte alla Camera di Commercio Veronese, cui vanno aggiunti quelli operanti nella nostra provincia ma provenienti da imprese che hanno sedi altrove. «Meno regole e trasparenza caratterizzano il mercato -conclude il direttore -più spazi si aprono alle infiltrazioni di attività criminali di provenienza nazionale e straniera, come sta avvenendo anche nel nostro territorio con dimensioni sempre più allarmanti» . D. P.