Dopo le ferie portoni chiusi. In mobilità settanta operai. Due aziende tessili fermano la produzione

Dopo le ferie portoni chiusi. In mobilità settanta operai. Due aziende tessili fermano la produzione
VICENZA - Le commissioni di cappotti e impermeabili vanno in Tunisia, e a Tezze 40 ex operai tessili rimangono disoccupati. Sono quelli della Ser, fabbrica di abbigliamento specializzata in questo tipo di prodotti che da parecchi anni era contoterzista di Benetton. «Il caso ricalca quello della Olimpias di Grumolo - spiega Giannino Rizzo, del sindacato Uil tessile e abbigliamento - venute meno le commesse la proprietà ha deciso di chiudere». Il 23 agosto scorso, giorno in cui era prevista la riapertura, i dipendenti hanno trovato i cancelli sbarrati e sono stati convocati dall'imprenditore che ha spiegato la situazione. Alla vicenda di Tezze si aggiunge quella della «Fashion Park» di Sarcedo, altra azienda del settore abbigliamento che, colpita dalla crisi, durante l'estate è fallita lasciando a casa 30 persone.
Senza lavoro Il settore tessile è sempre più in difficoltà
Alla sede della «Confezioni Ser di Tombolato Romeo», in via Laghi a Tezze, il telefono squilla a vuoto. «La fabbrica è stata messa in liquidazione in agosto - spiega Rizzo - il rapporto con Benetton era ventennale, quando la multinazionale li ha informati che non avrebbero più avuto commesse perché la produzione veniva spostata all'estero la proprietà ha deciso di chiudere. Hanno avviato la procedura di mobilità per tutti i 40 dipendenti». L'azienda di Sarcedo, con sede in via Bassano, aveva invece un mercato proprio soprattutto con la Romania, importava jeans e svolgeva lavorazioni di finissaggio. «All'inizio dell'estate è stata avviata la procedura fallimentare, tutti i 30 operai sono stati messi in mobilità» riprende il sindacalista. Secondo Rizzo, segretario veneto Uilta, la situazione del comparto tessile nel Vicentino va ancora aggravandosi. «Il settore conta ancora 15mila addetti, fra artigianato e industria, ma fra questi sono moltissimi quelli che stanno sfruttando gli ammortizzatori sociali. Il momento è critico perché, come dimostrano questi casi, chi ha un mercato proprio rischia di perderlo, gli istituti di credito non danno sostegno sufficiente e la difficoltà viene aggravata dalle multinazionali come Benetton che toglie via via il lavoro ai terzisti italiani per portarlo in Tunisia o altrove». Il sindacalista, a questo proposito, critica gli scarsi sostegni al made in Italy. «Ci sono gruppi che producono all'estero, però poi vendono i capi a prezzo italiano, siglati come "fatti in Italia" - dichiara l'esponente Uilta - serve un intervento governativo a sostegno della tracciabilità e di chi produce nel nostro Paese per davvero. Le prospettive oggi non sono buone anche perché ogni impresa è lasciata a sé stessa». Il sindacalista teme per il comparto un autunno difficile, e richiama l'attenzione anche su una terza azienda vicentina: «Alla Filivivi di Piovene gli operai hanno protestato e scioperato contro lo spostamento all'estero, annunciato, di 13 macchinari. Anche qui, nonostante non siano stati annunciati esuberi, ci chiediamo perché non si sia preferito produrre con quegli impianti con manodopera italiana».

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