Dopo la fuga degli sloveni, vertice in prefettura in attesa del nuovo «cavaliere bianco». A metà luglio udienza in Tribunale. Lofra, la lotta per evitare il fallimento.

Dopo la fuga degli sloveni, vertice in prefettura in attesa del nuovo «cavaliere bianco». A metà luglio udienza in Tribunale. Lofra, la lotta per evitare il fallimento.
I legali: «Salvati i segreti industriali». Interesse dal Coneglianese

Vertice in prefettura ieri mattina per la Lofra, l'azienda di Teolo produttrice di cucine di alta gamma, ammessa il 19 marzo alla procedura del concordato preventivo. «Un incontro interlocutorio che è stato aggiornato a lunedì prossimo in attesa di conoscere nuovi sviluppi», ha detto l'assessore provinciale al Lavoro, Roberto Tosetto. Al vertice hanno partecipato, oltre al prefetto, i rappresentanti della proprietà, dei sindacati, della Provincia e il commissario incaricato dal Tribunale, Marcello Dalla Costa.
«La proprietà della Lofra ha annunciato l'esistenza di interesse di un nuovo acquirente, ma finora non ci sono proposte concrete. Per questo ci siamo dati altri giorni di tempo», ha aggiunto Tosetto. Dopo la repentina e ancora incomprensibile uscita di scena del gruppo Fori (gli investitori sloveni accreditati di 210 milioni di fatturato con 2000 addetti) la vecchia proprietà di Lofra espressa dalle famiglie Bonfante-Lovato, sta lottando contro il tempo per evitare il fallimento. Vuole trovare un'alternativa credibile e con adeguate garanzie, all'offerta avanzata a suo tempo dagli sloveni e che aveva incassato il via libera da parte del 68,30% dei creditori.
Il sì dei creditori. L'adunanza dei creditori aveva espresso, infatti, voto favorevole al concordato sul presupposto di un'offerta del gruppo Fori per 10,7 milioni di euro a fronte dell'esistenza di una massa di quasi 16 milioni di attivo. La nuova proposta (un qualificato produttore del Coneglianese) dovrà, quindi, arrivare su questi stessi valori per assicurare il 32% ai creditori chirografari (banche e fornitori) e il 100% ai soggetti privilegiati (maestranze, erario e Inps). Una proposta con importi inferiori sarebbe anche difficilmente sostenibile andando poi al riparto al 31%.
La Lofra, sfumata l'illusione del gruppo sloveno che pure aveva annunciato molto pomposamente l'accordo raggiunto, sta lottando ora contro il tempo. Il calendario lascia poco spazio, perché cinque dei sei mesi di tempo che la procedura consente, sono stati sprecati nell'operazione Fori.
L'udienza a luglio. Il Tribunale di Padova, infatti, deve decidere sull'omologa o meno del concordato preventivo entro sei mesi dalla data del deposito della richiesta di ammissione al concordato (27 febbraio). Un'udienza è già stata fissata dal giudice istruttore, dottoressa Bruni, per metà luglio. «Da parte mia ho già depositato due relazioni e quella conclusiva dieci giorni prima dell'udienza fissata dal Tribunale che deve avere il tempo di valutare la concretezza dell'offerente», ha spiegato il commissario Dalla Costa. Il dietro-front degli sloveni ha creato certamente un danno alla società di Teolo che ha cento dipendenti in Cassa integrazione oltre ai 18 esuberi chiesti ed ottenuti dal gruppo Fori. Il passivo totale accumulato è di oltre 28 milioni su un valore della produzione al 31 dicembre 2008 superiore ai 32 milioni di euro, il 60% del quale generato all'estero.
I danni per la Lofra. «La trattativa è in corso, non posso dire nulla e per quanto riguarda i danni creati dagli sloveni valuterà cosa fare il nostro ufficio legale», ha detto Roberto Bonfante, a.d. della Lofra (Lovato fratelli) presieduta dalla moglie Bianca Lovato erede, assieme alle sorelle e al cugino Gianni Lovato, della storica azienda fondata dal padre. L'altro socio, Lorenzo Forzan, era uscito nel 2004 per diverse valutazioni sulla gestione della società. E non pochi addetti ai lavori, hanno sottolineato la coincidenza dell'uscita di Forzan con l'inizio dei problemi in Lofra, passata nel frattempo sotto la guida di Bonfante, l'ex giovane impiegato entrato in azienda negli anni '70 e balzato negli anni fino alla plancia di comando.
La responsabilità di Fori. «Il gruppo Fori ha firmato un contratto e si è reso inadempiente perché non ha presentato la fidejussione richiesta dal commissario sulla base di quanto scritto nel contratto», ha spiegato Mara Costantino, legale della Lofra assieme al padre Benedetto, docente di diritto internazionale. «Agli sloveni non è stato chiesto nulla che non fosse stato disciplinato in precedenza - ha aggiunto Costantino - e valuteremo se e quali azioni intraprendere nei loro confronti».
L'avvocato ha sgombrato il campo anche da un altro equivoco. «Gli sloveni è vero che hanno avuto accesso a informazioni, a materiale tecnico e al know-how di Lofra - ha chiarito Costantino - ma noi avevamo mandato subito una diffida anche per l'utilizzo dei segreti industriali. Giovedì scorso hanno consegnato tutto. L'azienda è quindi integra, non ci sono state fughe di segreti e le attrezzature e gli impianti produttivi si trovano tutti presso la Lofra o dai terzisti».
I terzisti. Alcuni, che hanno impianti in prestito d'uso, si trovano oggi in grandi difficoltà. La Imes o la Bitre, per esempio, avviate da ex dipendenti e che con la vecchia proprietà avevano rapporti anche di amicizia, sono state tradite due volte: perché avanzano molto da Lofra (1,5 milioni l'esposizione della sola Imes) e perché a loro volta hanno ridotti paracaduti sociali per i propri dipendenti. «Il buco creato da Lofra purtroppo lo creiamo ora noi verso i nostri fornitori - ha spiegato Varnerio Varnier, legale della Imes - ma quando abbiamo visto che la new company degli sloveni veniva creata con 10 mila euro siamo rimasti allibiti. Abbiamo capito tutto poi, quando ci hanno chiesto di consegnare stampi e attrezzature che evidentemente volevano portarsi via».
Mauro Pertile